Le spose della luna di Emma Fenu

Le spose della luna

Le spose della Luna è un romanzo ambientato nel cuore della Sardegna nel 1911 e ispirato alla vicenda della bandita Paska Devaddis, di Orgosolo. Dopo essere stata falsamente accusata di omicidio, scappò sui monti per sfuggire alla giustizia. Fra faide, amore, odio, morte, misteriose apparizioni, magia bianca e nera, si snoda un’intensa storia di donne forti come pietre nuragiche e potenti come dee, mosse da sentimenti ancestrali.

Introduzione

Quanto è stato difficile, essere donna nel tempo e lo è ancora perché ogni secolo nasconde le sue insidie, sempre più infide perché proprio come l’essere umano ha imparato a dissimulare e con maestria s’insediano movimentando la tranquilla quotidianità. L’uomo e la donna creati con il compito di continuare la stirpe, un atto d’amore e mentre il sentimento pervade fin nelle viscere avvengono una nuova moltiplicazione di pani e pesci per quei vagiti che cercano risposte alla gioia e al dolore che li circonda e che non sanno ancora denominare. Trovano nel pianto la sgorgante fuoriuscita e nel latte materno la momentanea consolazione di quello che conoscono come casa. Tanti, troppi sono stati gli uomini a veder nella donna solo uno strumento procreativo che si sarebbe poi occupato della coltivazione del frutto e in tutti i processi della sua crescita. La maternità era segretamente vissuta dalla madre come la possibilità di un cambiamento, un mutamento per la condizione del loro sesso. La maternità è destino ma anche e soprattutto scelta. La donna che decide di non essere madre non è meno completa di chi l’è. Tutte si ritrovano a combattere per una parità di genere che appare lontana , il campo è minato e il sentiero è impervio ma serve ancora più forza e coraggio per dare onore alla loro esistenza e non macchiare di altro sangue innocente le pagine della storia . L’unico velo accettato deve essere quello da sposa che copre solo per qualche istante il volto femminile, luogo in cui si racchiude tutta la bellezza del mondo. Una pagina di storia sarda quella raccontata né Le spose della luna, affinchè l’argomento narrato non accada mai più.

Aneddoti personali

Ho conosciuto Emma grazie   alla bellissima comunità letteraria de Il mondo incantato dei libri capitanata magistralmente dall’amica e collega Elisa   Santucci. Emma oltre  ad essere una scrittrice d’indubbio talento è una blogger straordinaria che ci mette veramente l’anima in ogni recensione o articolo sul mondo femminile e i libri che legge sul suo blog Cultura al femminile   Per questi e tanti altri motivi è un vero onore per me ospitarla sul mio blog.  La lettura è stata piacevolissima, letteralmente incantato dal suo stile che rapisce ed emoziona, non si riesce a smettere fino alla fine.     Sembra di leggere un bel classico.  Ringrazio Emma per aver scritto questo romanzo che mi ha emozionato tantissimo e porterò  nel  cuore anche perché mi ha permesso di conoscere un personaggio  storico a me quasi sconosciuto.

Recensione

Donne piccole come stelle c’è qualcuno le vuole belle cantava con sofferente energia Mia Martini In elencando tutte le condizioni femminili che si trovano nella società oggi come ieri. È vero che gli uomini non cambiano ma anche la donna troppo spesse sono le più grandi nemiche perché tra loro non sanno, essere pietre sorelle. Non è soltanto una questione sociale ma anche linguistica. In latina donna è traducibile con femina, virgo, puella, mulier, uxor, domina, tutti modi per indicare una mutazione corporea e di ruolo, però resta invariato il rapporto dominazione – sottomissione con l’uomo. È così che in questo romanzo trovano posto le tante Andromaca, Cliternestra, Ifigenia Didone, Camilla, Antigone, Isotta, Lucrezia, Giovanna D’Arco che con vesti ornate d’oro e argento funge da coro per narrare la storia di Franzisca come fossero un inno d’onore e morte, frutto di quell’amore che non ha potuto conoscere. Un letto di foglie autunnali si poggia sul solco della roccia mentre un lupo ulula alla madre luna specchio di bellezza e misericordia. Un canto di dolore si ode e disarma il giovin soldato in cerca di un riparo dalla battaglia teatro d’illusioni e perdute certezze, solo così si mostra Franzisca ai pari viandante che morde libertà in cerca di utopica speranza che è la sua unica preghiera per non soccombere. La ribelle e determinata Franzisca si ritrova a essere l’alter ego di Paska Devaddis una donna vissuta nei primi del Novecento e ricordata come bandita durante il periodo storico che dai sardi è denominato disamistade. Dalla storia concreta, s’indossa una seconda pelle in una magnetica narrazione per parlare ai posteri, fiduciosi custodi di una memoria perduta. Con uno stile ricco variegato e intriso di un lirismo antico che si snoda perfettamente tra italiano, latino e dialetto, l’autrice ci narra l’amore di Franzisca e Istevani due giovani che s’innamorano e sperano di coronare il loro sogno formando una famiglia. L’unica corona che riceveranno sarà colme di spine ma non per una sorte avversa ma perché l’odio umano può essere più fatale del destino. La perfida Jolza, infatti, fa accusare Franzisca d’omicidio e la ragazza è costretta a scappare. L’accusa brucia come una lettera scarlatta e Intona così un moderno Addio ai monti con la speranza che altri accolgano il suo spirito adesso che l’odore buono che sa di miele del pane appena sfornato è ormai un eco lontano che si perde tra le montagne e restano solo lacrime amare di rugiada che si confondono tra le onde del mare. Come eroi shakespeariani i protagonisti vivono un viaggio epico che si riassume nella tragicità della loro stessa esistenza mentre una vendetta apparentemente immotivata trova il suo compimento. Un romanzo che è una vera e propria epopea femminile dove si può anche trovare una perfetta analisi del furor senecano. Il linguaggio dell’autrice ha un’analisi simbolica e fisiognomica. La vendetta di Jolza come quella di Medea è ossessiva e nel lancio delle maledizioni si fa riferimento al parto e ai figli. Seneca utilizza, infatti, come ulciscor, partus, viscera e pario mentre Fenu fa svelare a Jolza il suo segreto, tutto poi si finisce anche qui con una risata isterica. L’autrice come Ranno e Lo Iacono riesce a combinare perfettamente storia e finzione con un tratto poetico che incanta e riscalda il cuore di chi legge, poiché nella sua tragicità confina tutto in un realismo magico che ci riappropria dell’arte di sognare. In una Sardegna montuosa, ancestrale e onirica si racconta una nuova e sanguinosa faida, dove il fuoco ha un significato tripartito rabbia interiore – battaglia e luogo dove si raccontano storie che sfamano e hanno il sapore di un’antica leggenda. Il lettore prendendo spunto dall’etimologia del termine faida, è invitato a scoprire chi sia il nemico poiché per dirla con De Andrè tra loro, si nasconde una speranza smarrita, che il nemico la vuol, la vuol restituita e le donne hanno macchie di lutto rinunciate all’amore, nonostante esso sia il sentimento che muove tutte le nostre azioni, si ritrova al centro di tutto ma è impossibile conoscerne tutte le sfumature

Conclusioni

Consiglio questo libro a tutti quelli che cercano una storia emozionante che ricordi che c’è sempre posto per una fiaba.

Voto

5/5

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