Il bianco e il nero di Amal Bouchareb

Il bianco e il nero

Lyes Madi, artista italo-algerino che abita a Torino, viene trovato morto ad Algeri nell’appartamento del nonno. Lyes era tornato nella sua terra d’origine su consiglio di un maestro sufi incontrato in Italia, per risolvere il mistero legato a un antico simbolo che gli avrebbe dato l’ispirazione per dipingere il quadro perfetto. Gli investigatori, non riuscendo a trovare alcuna prova tangibile per risolvere il caso, concludono che l’artista si è suicidato durante un rituale satanico, ma resta tuttavia il dubbio che si sia trattato di omicidio. Quale rapporto può esserci allora tra i segni massonici trovati dall’amico professore di arte sacra a Torino con la morte dell’artista e i suoi legami con il Sufismo e la Kabbalah ebraica? Il romanzo ci immerge in un’avvincente lettura, che in un viaggio tra storia, arte e religione misteriosamente intrecciate ci porta alla sorprendente soluzione finale. Un romanzo algerino insolito e ricco di riferimenti, una versione colta degli elementi presenti nei libri di Dan Brown.

Introduzione

Quando ci si ferma a pensare alla raffigurazione del mondo, s’immagina a colori perché è più facile dare alle cose una tonalità che crederlo sospeso e asettico come un animo in attesa dell’agognato giudizio finale. Tra pene, colpe e rimpianti il viaggiatore compie l’ultimo folle volo senza conoscere veramente la meta. Errando nell’oblio della perdizione sperimenta una nuova solitudine, dove può contare soltanto su se stesso. Gli occhi devono abituarsi a tutta quell’intensa oscurità e imparare a vedere oltre il conoscibile. Ha superato almeno un milione di scale, ma la scalinata sembra non terminare mai. Qualcosa sta finendo e non è certo la disperazione del viaggiatore bensì le sue forze. Vorrebbe bere ma non sa se l’acqua che vede è soltanto un miraggio oppure se sia avvelenata da un potente incantesimo. Continua esanime, nessun gesto d’amore nei suoi confronti, solo una dura e lunga prova d’espiazione. Si ferma, tenta di aprire la bocca per pregare, ma le parole gli muoiono in gola e al suo posto fuoriescono solo lacrime di un copioso pianto che resta avvolto però in un lugubre silenzio. In mezzo al nulla vede il bagliore di una stella e si aggrappa a essa per non morire. Nonostante tutte le credenze, c’è un momento in cui tutti di quella donna dal manto nero chiamato morto ha paura. Eppure arriva e il viaggiatore può finalmente dormire. Mentre abbandona il corpo, si dipinge sulla sua bocca un debole sorriso. Si sente avvolto da una luce bianca, accecante per la sua forza, inaspettatamente non sente giungere la beatitudine e non sa perché proprio ad un passo le porte del Paradiso non si siano aperte. Ecco c’è qualcuno girato di spalle che attende impaziente il suo arrivo. Una donna si volge e gli riassume i suoi peccati, ha cercato insistentemente la fama ed è stato severamente punito. Che cosa accadrebbe se a dirci queste parole fosse qualcuno che abbiamo creduto di amare o voluto bene? Ne il bianco e il nero che segna il ritorno in libreria di Amal Bouchareb , l’autrice narra in sintesi la parabola della vita con diversi exempla di morte perché tutto parte da qui e ad essa si ricongiunge .

Aneddoti personali

Questo libro mi ha fatto compagnia durante una settimana intrisa di malinconia perché avrei voluto essere con tutti gli amici dell’editoria a Torino al Salone del libro, mi consola che ci pensavamo tantissimo e in qualche modo ero lì con loro. La prima cosa che colpisce di questo libro è la bellissima copertina molo fine ed elegante. Chi segue la casa editrice Le assassine sa che qualunque libro andrà a scegliere sarà comunque un ottimo giallo. Questa volta c’è addirittura qualcosa in più che rende la lettura sorprendente. Il bianco e il nero sono un libro che catalogare nel noir è riduttivo perché è un vero viaggio culturale tra le etnie, le credenze e le tradizioni, nella speranza di costruire un ponte dialogico, perché sempre più spesso l’essere umano è accecato e sordo. Per me è stato un intenso tuffo a volte complesso ma per chi ha fame e sete di conoscenza è il testo adatto, quindi ringrazio Amal per averlo scritto Jolanda per la traduzione e Tiziana e il suo team per la pubblicazione. Una vera perla che ho avuto l’onore di leggere e adesso spero di recensire come merita.

Recensione

Si ha sempre l’abitudine di imporre un nome alle cose e di associare un colore alle emozioni eppure siamo così sicuri che il bianco indichi la purezza e il nero la protezione? Questo è un romanzo in cui contraddizione e inganno psicologico dominano e dove la pacatezza della quotidianità è soltanto apparenza . L’analisi cromatica ci rivela che in quelle nude tonalità è celato un antico segreto tra le pieghe nel tempo, impossibile da vedere a occhio nudo, ma con cuore e conoscenza tutto può essere svelato. La duplice lettura però muterà inevitabilmente il corso delle cose. Tutto ha inizio con il ritrovamento del cadavere di un giovane barbaramente ucciso. L’efferatezza del delitto fa capire alla polizia che si è davanti a quello che poi diventerà un vero cold case per la società algerina. Gli elementi noir sono soltanto uno sfondo nella speciale e affascinante notte stellata che rappresenta questa storia. Il bianco e il nero sono in realtà un’accurata analisi della società contemporanea, un confronto culturale tra arabi, ebrei e italiani. Sembrano tre emisferi diversi che avendo coltivato il seme dell’odio e della supremazia per troppo tempo, hanno dimenticato che ogni cultura nasce da una stessa radice comunitaria che solo con la volontà si può abbattere questo muro divisorio creato dagli stessi uomini. Quello scritto da Amal Bouchareb è un libro molto colto in cui è utilizzato ogni tipo di fonte, da quella filologica testuale, alle credenze oppure le tradizioni popolari per raccontarci l’Algeria. Sono pagine intrise di storia dagli Egizi al Medioevo, da Cristoforo Colombo fino ai giorni nostri. Un susseguirsi di eventi che si ripetono nella loro ciclicità. Un ponte dialogico che attua una comunicazione non verbale, un po’ magica tra Torino e Algeri che trova nella massoneria e nell’esoterismo la matrice del suo esistere. Lo stile dell’autrice è accattivante e sublime, aspetti perfettamente mantenuti nell’ottima traduzione di Jolanda Guardi. Nei sessantanove brevi capitoli in cui il libro si divide, l’autrice narra la rocambolesca disavventura di Lyes Madi un giovane artista insoddisfatto e sofferente alla perenne ricerca della vena creativa perduta. Lo insegue un volto cui vuole dare le giuste sembianze, una nuova Jennie da ritrarre. Con il capolavoro di Robert Nathan ci sono diversi punti in comune il più importante è che in entrambi ci si riappropria del significato ossessivo, estetico ed estatico dell’arte. Il protagonista e la scrittrice condividono l’abilità di tracciare chi su tela e chi su carta lo spirito dei personaggi. Leggendo si conosceranno ad esempio: la combattiva Damia, il cinico Shennit, la conservatrice e volitiva Maryam, le arriviste Suhayla e Naima l’esperto Abdullah e tanti altri fantastici personaggi. Con una scrittura molto simbolica il libro indaga i vari significati che si possono attribuire alla morte. A morire non è solo Lyes ma anche un po’ tutti loro perché per cavalcare la spietata onda sociale, molti si costruiscono un alter ego tra menzogna e sortilegio. Il bianco e il nero quindi non sono soltanto dualistiche tonalità che raffigurano il passato e il presente ma rappresentano su schema derobertiano due schieramenti: il bianco è quello conservatore di una cultura troppo radicata e il nero, colore di opposizione per antonomasia sono i giovani fautori d’innovazione e cambiamento. Non c’è dialogo, è scontro aperto e il peggio arriva quando l’essere umano si erige a divinità. Non c’è nemmeno più il tempo di contare le perdite. Tra mani, coltelli, tessere e pane, da una scalinata s’intravedono le stanche membra di una donna anziana che è l’incarnazione dell’Algeria, una mendicante che vaga ma come la luce fioca di una candela va spegnendosi. Come madre non ha più lacrime da versare, perché comprende che serpeggia indisturbata l’indifferenza ma fino al suo ultimo battito ha la speranza che almeno il vento del perdono possa ancora soffiare .

Conclusioni

Consiglio questo libro a tutti quelli che vogliono leggere qualcosa di diverso, immergendosi in un altro mondo che regalerà emozioni sorprendenti .

Voto

5/5

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