Il diavolo indiano di Marco Vaccher

Il diavolo indiano

Nel Texas ancora dominato dalla Spagna, un apache semina morte e terrore tra i coloni. La spedizione formata per catturarlo è destinata a scoprire una verità sconvolgente. Venticinque anni dopo, l’uomo che era conosciuto come il Diavolo Indiano è un frate francescano, custode della comunità di cittadini della Repubblica del Texas e occasionale interprete tra i bianchi e i pellerossa. Ma è la comparsa di una banda di comanche, responsabili del massacro della famiglia di Jaime avvenuta decenni prima, a obbligare il frate indiano ad abbandonare la tranquillità del convento e a ripercorrere un dimenticato sentiero di guerra…

Introduzione

Si sente una musica avvolgere l’antica valle del mondo, non si sa chi la produce, potrebbe essere un locus amoenus se non fosse per uno scricchiolio che annuncia l’arrivo dell’uomo che interrompe per sempre la melodia armonica del silenzio. Comincia un nuovo dialogo in cerca di un’intima decodificazione tra l’essere e l’esistere. Quale segreto si cela? Inizia una ricerca intrisa di mistificazione che però ben presto è destinata a scontrarsi con le dure regole della sopravvivenza. Un incrocio di sguardi tra l’uomo e il paesaggio , ci si perde nella vastità del tutto mentre gli occhi bruciano dell’ ardore della conquista . Uno scontro senza fine per garantirsi la supremazia sull’altro. Quello che emerge non è un esempio di civiltà bensì un’accecante brutalità. L’acqua limpida del fiume si tinge di sangue e la fonte della vita si trasforma in un’unica sorgente di morti senza nome con una storia da raccontare. Nell’animo dei restanti invece s’intravede il nudo deserto con l’unica compagnia di un dubbio amletico se un giorno tra le pieghe del tempo riusciranno a riappropriarsi di quel briciolo di perduta umanità Tra minoranze etniche e conquistatori germoglia il seme del possesso e della vendetta, proprio nel momento in cui alzano gli occhi al cielo ed ergono il volo di un uccello che tra le nuvole sembra disegnare la linea immaginaria che collega Terra e Cielo. Come interpretare questo segno? Qualcuno dall’alto lancia un segnale che sia di pace o di sventura non è dato saperlo ma è sicuramente un invito alla fratellanza comunicativa per creare le rudimentali basi per una nuova cultura. Tutti questi elementi sono presenti né Il diavolo indiano, il romanzo d’esordio di Marco Vaccher che ci ricorda che sole e luna esattamente come giovinezza e vecchiaia sono soltanto delle fasi e alla fine l’unico vero vincitore è il cerchio della vita che continua inesorabile nonostante tutto .

Aneddoti personali

Ho conosciuto la casa editrice Casta attraverso l’elenco degli editori che partecipano alla Marina di libri di Palermo. Questo è stato il primo titolo che mi è incuriosito spulciando il loro catalogo. Prima di approcciarmi a questo libro mi sono poste mille domande. Il genere western finora non l’ho mai trattato e non so nemmeno se riuscirò a recensirlo come merita, anche perché non è nemmeno il tipo di film che prediligo, però questo romanzo ha avuto fin da subito quel qualcosa in più che non si può definire perché appartiene alla sfera emotiva dove ogni parola è superflua. La mia strada poi si è incrociata con quella di Marco e l’opinione che mi son fatto di lui leggendo il libro è stata ampiamente confermata. Tra le pagine si respira una vera passione sia per l’argomento trattato, sia per le storie in generale. C’è uno studio meticoloso da parte dell’autore e questo è uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente. Sono stato felice di aver rischiato è stata una lettura avvincente capace di sorprendermi e alla fine anche di commuovermi. Ringraziando Marco per aver scritto questa storia v’invito a proseguire e leggere la recensione.

Recensione

Per essere facce della stessa medaglia, vuol dire che la differenza tra bene e male non è così abissale. Sembrano in contrapposizione ma in realtà hanno un compito univoco, attraverso la loro forza dirompente scrivere il riassunto astratto dell’esistenza dispiegandolo nella sua nuda concretezza. Sono come parti dormienti che coabitano il nostro organismo che emergono secondo gli accadimenti che si susseguono nel tortuoso viaggio della vita. Non c’è nessuno di totalmente buono o cattivo, i semi possono germogliare improvvisamente e se ne resta travolti. Lo sa bene il protagonista di questa storia, a volte anche un semplice grazie nasconde delle pericolose insidie. Intorno a questo ringraziamento della salvezza ruotano tutte le azioni del protagonista affinchè anche altri possano usufruire dell’atto della gentilezza e finalmente stare dalla parte della ragione e non della brutalità. Un bene che lui ha pensato di non meritare per il suo burrascoso passato e le azioni commesse ma che nonostante tutto gli è stato concesso. L’autore inizia quest’avvincente viaggio nel Texas dominato dalla Spagna con la tecnica narrativa de in medias res e il lettore si trova già coinvolto nel mezzo della vicenda. Il valoroso comandante Gaspar de Lucia è sul punto di partire con la sua spedizione per catturare il famigerato Diavolo indiano che sta seminando il panico tra gli spagnoli. Nello scontro tra i due c’è una sorpresa sconvolgente. La storia continua con un salto temporale e ritroviamo Gaspar a fronteggiare le luci e le ombre della demenza senile, il guerriero è ormai solo un lontano ricordo. A prendersi cura dell’anziano c’è Jaime un frate taciturno e schivo, presentato un po’ come la versione arcaica di Cristoforo manzoniano. A differenza di Cristoforo però quella di Jaime è una conversione a metà perché l’uomo è un apache e non dimentica le tradizioni indiane. In questo romanzo diviso in dodici capitoli cattolicesimo e animismo convergono in una sola credenza che può avvenire solo se si apre la porta alla conoscenza, senza vedere l’altro come un nemico. Questa fede incrollabile è il sentimento che pervade in tutte le pagine. La scrittura è matura, ben articolata precisa e puntale. Lo stile è scorrevole e questo regala ai lettori un romanzo veramente avvincente. Ci sono diverse prove che Jaime deve superare per dimostrare la sua umanità. Ed ecco la svolta western della storia, gli scontri fra tribù. Gli spagnoli stanno preparando una spedizione per catturare i comanche. Per Jaime arriva il momento di scegliere da che parte stare. Il destino cambia ancora le carte in tavola perché Jaime scopre che a capo dei comanche è ciò che resta della famiglia di Gaspar . decide quindi di unirsi alla spedizione e di riprendere i panni di Diavolo indiano per infondere questa volta una rinnovata giustizia. Questo è un libro colmo di dualismi ma si traccia una terza via tra gli alberi e le montagne, una nuova visione del cammino perché tutto può essere visto sotto una luce diversa. Il deserto è per Jaime l’equivalente di Damasco per Saulo ma questo si rivela essere un viaggio iniziatico per tutta la truppa. Al contatto col niente i soldati tra combattimenti e perdite ritrovano il loro sé più profondo e riscoprono il valore civile dell’onestà e quello primordiale della vita. All’interno del libro molto spazio è dedicato all’analisi introspettiva. Tra le pagine più toccanti del romanzo vanno sicuramente segnalate quelle dedicate all’amicizia tra Jaime ed Ezekiel Hawkwood, il capitano della spedizione. Due uomini che riescono ad annullare le loro divergenze e differenze, arricchendosi della purezza di un sentimento di affetto sincero. Un romanzo avventuroso, uomini in sella tra il fuoco dei fucili, la precisione delle frecce e antiche vendette, ci si chiede se Jaime riesca nel suo intento. C’è però un raggio di sole che è messaggio d’amore e di riscatto, il segnale che dopo anche le notti senza luna, l’alba giunge sempre.

Conclusioni

Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli amanti del genere e non solo anche a chi è alla ricerca di una lettura avvincente che sappia anche emozionare.

Voto

5/5

Una risposta a “Il diavolo indiano di Marco Vaccher”

  1. Conosco Marco da quando era un ragazzino e ho quindi accolto con entusiasmo e un po’ di commozione questa sua prima opera.Concordo con la recensione di cui sopra,ma vorrei aggiungere una mia nota di delusione ,spero costruttiva e sicuramente affettiva, per l’assenza del percorso interiore che ha condotto un Assassino a diventare un Salvatore di anime.L’intuizione di Marco e’ stata originale e potente ,ma secondo me ha lasciato un vuoto nel viaggio interiore dell’uomo,limitandosi a descriverne le gesta ,ma non le scelte.
    Aspetto il tuo prossimo lavoro e comunque consiglio la lettura di questa affascinante opera prima.
    Enrico

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