Senza disturbare i tulipani di Federico Guerri

Senza disturbare i tulipani

Il signor Alberto ha settantacinque anni, è vedovo ed è il rider (lui direbbe fattorino) più anziano d’Italia. Pur arrancando sulle scale e nonostante rughe e capelli bianchi, ottiene ottime recensioni sulla piattaforma di delivery perché è gentile, disponibile, ribatte con ironia alle battute di chi lo sfotte per la sua età, ma soprattutto sa ascoltare le persone. Così, consegnando cibo a domicilio, viene coinvolto nelle vite dei suoi vicini come Margherita, un’adolescente che gestisce la Cabina telefonica delle storie, ed Eva Gaspardi, centenaria che possiede una motocicletta della Seconda guerra mondiale e che consegnerà ad Alberto un biglietto contenente una parola misteriosa: Afsluitdijk. I ricordi, che le affiorano come tulipani dal fondo dell’oceano, catapulteranno Alberto, Margherita e le sue amiche nei Paesi Bassi. C’è chi i ricordi li riporta alla luce e chi li ha nascosti nella fossa più oscura: completa il quadro Simona, una party-girl cinica e scostante abbandonata dalla madre in tenera età. “Senza disturbare i tulipani” è un romanzo sui legami, la memoria e il senso di comunità, una favola moderna piena di app, amicizia, motori, amore, pizze e storie. Tante storie.
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Introduzione

Quante direzioni può prendere un’esistenza? Quanti costumi può indossare un essere umano? Non esiste una vera risposta e forse è uno di quei dilemmi che nemmeno alzando gli occhi al cielo troverà una risoluzione. Va bene così in fondo. Se avessimo già tutte le risposte a portata di mano ogni ricerca sarebbe vana e smetteremo di porci domande. Ecco quel giorno allora moriremo un po’ tutti pur restando ancora vivi. Abbiamo, infatti, un doppio alimentatore, le piante e le storie. Sono forze soprannaturali che coabitano in quest’universo per essere la nostra linfa vitale. Ci ricordano che ci nutriamo di relazioni e incontri, ossigeno emozionale, un viaggio infinto tra le pieghe del tempo. Specchiandosi negli occhi dell’altro troviamo un fotogramma di un mondo che altrimenti sarebbe rimasto sconosciuto. C’è un momento in cui togliamo ogni difesa, ogni artifizio ed ecco giungere una delle decisioni più drammatiche e coraggiose che possano esistere: Essere se stessi senza filtri e inganni a coprire le fragilità. Non siamo abituati più a chiederci chi siamo, ci consoliamo raccontandoci che ognuno ci vede diverso e siamo pezzettini di queste percezioni da unire come un puzzle e solo allora avremmo l’immagine nella sua interezza. Se uno di quei pezzi suoi malgrado non dovesse più combaciare con gli altri, cosa fare? Si è impreparati ad una richiesta d’autonomia eppure nessuno può togliere il diritto d’esistere nella forma che pensiamo essere più congeniale per la nostra sopravvivenza . Avere cura di sé e degli altri vuol dire non accontentarsi di un generico e vissero tutti felici e contenti ma cercare affannosamente il nostro lieto fine perché tutti lo meritiamo. Da qualche parte esiste e ci chiede di essere finalmente raggiunto.

Aneddoti personali

Questo libro mi è giunto inaspettatamente. Ero rimasto incuriosito dalla sinossi e mi ero ripromesso di scrivere alla casa editrice per la copia ma poi pensando che proprio in quei giorni sarebbero stati occupati col Salone del libro ho desistito. Fino a quando a sorpresa me lo vedo recapitare a casa. La famiglia di Spartaco mi aveva pensato ancora una volta. A lettura ultimata li ho chiamati con la voce rotta dall’emozione, cercando di formulare un pensiero di senso compiuto ma a caldo è uscito soltanto un forse banale ma sincero grazie. Con tutto il mio cuore ho detto agli editori che senza alcun dubbio Senza disturbare i tulipani è tra i titoli più belli e toccanti che abbiano nel loro già meraviglioso catalogo. Immaginavo che fosse bello ma non credevo così. Un romanzo per tutti che ho sentito particolarmente mio perché sono quello che sono anche grazie alle storie e al teatro che mi hanno veramente salvato. È uno dei motivi per cui sono contentissimo di portarlo sul blog. L’altro è celato ovviamente nel collegamento che intercorre tra la trama e il nome del blog, diciamo che dopo una cabina e una moto questa storia ha trovato la sua casa .

Recensione

La storia è maestra ma quando s’intreccia con la vita, crea un sentiero che va oltre ogni possibile arcobaleno. Un accogliente fuoco che riscalda mente e cuore e che trova nell’oralità la perduta carezza del vento. Un lupo che ulula alla luna il suo eterno dolore acuito da lacrime di pioggia amare come sale fotogramma arido di una decadente esistenza dove l’unico suono è un rimbombante silenzio. L’uomo è l’aratro di se stesso, mentre tenta di attraversare il campo minato alternando le posizioni e riscoprendo la mimesi del sé in attesa di raggiungere quel rifugio da poter chiamare casa. Uno spazio invulnerabile all’apparenza ma chi protegge l’essere umano dagli spettri delle proprie paure e fragilità? Solo quando dal terreno abbandonato o tra i fondali del mare germoglierà un tulipano , uomo e natura torneranno a dialogare e la loro storia sarà la chiave della speranza . Una rivoluzione emotiva che ha nei giovani e negli anziani la più antica delle risposte. L’autore con maestria annulla il divario generazionale, si riscopre il valore della reciprocità, una relazione affettiva che ha nel conforto la sua panacea più profonda anche nello spazio circostanziale di un condominio dove generalmente regna l’umana indifferenza. Alberto è un simpatico settantenne che per vivere arrotonda svolgendo consegne a domicilio. Ogni muro delle case che frequenta trasuda di malinconia, se solo potessero parlare, direbbero di riscoprire la poesia della gestualità che racchiude nel sorriso la più elevata delle espressioni. Nello stesso condominio abitano anche Margherita e Simona due giovani che nella loro atipicità raccontano la diversificazione adolescenziale con quel tocco di leggerezza calviniana che ancora sorprendono. Una giovane che ama le storie che costruisce i suoi palazzi d’Atlante perché nell’ immaginazione è racchiuso il vero arcano del tutto. Un’altra che cerca di scalare a mani nude l’altopiano della vergogna, ma il pudore è la più cupa delle prigioni, per quella strana convinzione che nessuno possa comprendere il nostro dolore e poi rendersi conto che qualcun altro ne sta vivendo un’ ancora più profonda. A fare da collante a tutti questi semi di quotidianità c’è Eva Gaspardi una centenaria che ha ancora qualcosa da raccontare. Una storia che è una diga tra le epoche, pagine inesplorate della Seconda guerra mondiale in Olanda che mostrano attraverso le briciole di un amore come l’avidità e l’egemonia uccidano ogni ideale progressista. Mediante questo personaggio il rocambolesco trio apprende che la bellezza risiede anche nel caos dei cassetti della memoria e tocca inaspettatamente agli uditori comporre il puzzle della verità. Grazie ad Eva imparano che anche la morte ha un suo colore . Guerri si distingue nel vasto panorama narrativo per una prosa ironica anche quando travolge drammaticamente le corde più segrete dell’ anima. Il suo tratto fresco e innovativo capace di parlare a ogni generazione cela una musicalità armoniosa riesce a commuovere chi si fermerà ad ascoltarne il suono come le note di un pianoforte che riecheggiano tra le scale. Nel corso dei trenta brevi capitoli l’autore analizza il valore semantico del termine finzione che può essere sia uno scudo protettivo, un canovaccio articolato che annulla nella quotidianità ogni alterità ma altresì tramutarsi in un meraviglioso gioco che ha visto in Copeau uno dei suoi maggiori esponenti. Il gruppo di personaggi è intrappolato nell’ abnegazione del proprio essere, alla continua ricerca di qualcosa che manca o che è stato rubato ma l’autore trasportando gli insegnamenti del regista francese nel teatro della cura che sfrutta lo straordinario potere della narrazione li riabilita ai loro occhi e a quelli del mondo, donandogli l’inaspettata possibilità di amarsi un po’ di più. Un romanzo che indaga sul valore comunitario della relazione e sulla perduta arte della gentilezza e che invita a essere i custodi delle storie perché tra le molteplici cose che abbiamo sono il nostro tesoro più prezioso.

Conclusioni

Un romanzo che mi ha commosso che invito tutti a leggere per l’originalità e la delicatezza. Uno di quei libri che una volta letto avrete voglia di condividere e regalare a tutti coloro cui volete bene.

Voto

5/5

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