Trema la notte di Nadia Terranova

Trema la notte

Ho trascorso su questa riva tutte le notti della mia vita, e del mio finto orizzonte conosco ogni inganno: gli occhi di chi nasce davanti al mare si perdono all’infinito, ma il mio mare è diverso, ti spinge indietro come uno specchio. Io sono nata con il muro di un’altra costa a bloccarmi lo sguardo: per questo, forse, non me ne sono mai andata, anche quando l’acqua mi ha offesa e ingannata, ha violato la mia giovinezza e distrutto chi ero.
«C’è qualcosa di piú forte del dolore, ed è l’abitudine». Lo sa bene l’undicenne Nicola, che passa ogni notte in cantina legato a un catafalco, e sogna di scappare da una madre vessatoria, la moglie del piú grande produttore di bergamotto della Calabria. Dall’altra parte del mare, Barbara, arrivata in treno a Messina per assistere all’Aida, progetta, con tutta la ribellione dei suoi vent’anni, una fuga dal padre, che vuole farle sposare un uomo di cui non è innamorata. I loro desideri di libertà saranno esauditi, ma a un prezzo altissimo. La terra trema, e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente. Adesso che hanno perso tutto, entrambi rimpiangono la loro vecchia prigione. Adesso che sono soli, non possono che aggirarsi indifesi tra le rovine, in mezzo agli altri superstiti, finché il destino non li fa incontrare: per pochi istanti, ma cosí violenti che resteranno indelebili. In un modo primordiale, precosciente, i due saranno uniti per sempre.

Introduzione

Benvenuto lettore del domani, ti stavo aspettando e sapevo che questo momento sarebbe giunto. Come lo so? Non ho poteri divinatori, non sono una cartomante, anche se ne ho conosciuta una che nell’alone mistico che avvolge la conoscenza ci prendeva sempre. Sono semplicemente una donna, figlia del suo tempo e in qualche modo di tutti gli altri che ha vissuto e sofferto tanto. Spesso mio caro questi due aspetti sono complementari e chi ti parla di rette parallele, sta dicendo una castroneria per addolcirti una pillola che altrimenti sarebbe troppo amara da mandare giù. Io non lo farò per il rispetto che devo a me stessa e a tutte le donne e gli uomini che come me ha conosciuto le viscere della Terra. Ogni cosa perde nome ed è un inaspettato sopravvissuto, uno sfollato spoglio di collettività catturato dal vortice anonimo e tortuoso della solitudine . Ḕ una condizione che alla fine accomuna tutti vincitori e vinti. Non si può sfuggire al fato e l’unica differenziazione tra queste due inaspettate fazioni è la capacità di rialzarsi chi tra ardenti e offuscanti raggi solari e chi nell’oscurità della notte tra gli squarci di luna. Nelle viscere della Terra, mio piccolo amico la notte fa un po’ meno paura. Il suo silenzio è una melodiosa armonia che come un manto di stelle ti avvolge e se capisce che di te può fidarsi allora Notte ti fa entrare nelle sue stanze e si avrà il privilegio di ascoltare la sua voce che si credeva perduta nelle pieghe del tempo. Avrai la sensazione che Notte sia qualcuno che conosci bene , che ti rimbocca le coperte come tua madre ed è per questo che le assocerai il suo rassicurante viso . Potrai ascoltare il suo tremore e scoprire un nudo corpo di donna, sorella e madre di tutte noi che nel suo ventre porta il segno della rinascita. Una creatura indifesa come te e come Nicola il ragazzo di cui mi ha parlato tante volte la mia colombella che finalmente ha un volto definito. Come dici? Perché non l’ho visto? Forse sono cieca, oddio potrebbe essere, con quanti vestiti ho cucito nella mia vita. No tranquillo stavolta la risposta è più semplice. Non c’ero perché stavo dormendo. Un flebile sorriso mi tinge le labbra perché a dire il vero è quello che sto facendo anche adesso. La mia situazione è come si dice, stazionaria. Sono sospesa tra le ali di un sogno e rivedo quelle persone amiche che hanno compiuto prima l’ultima meta del viaggio. Sono abituata alla fugacità dell’attimo e quando ho compreso che nel successivo non sarebbe mutato nulla, l’ho cambiato da me. Come faccio a parlarti e a sentire i tuoi timori? Chi parla e ascolta con la voce del cuore ha un potere straordinario sai . Mi auguro che la nuova figlia della Notte abbia la tua stessa voragine nello sguardo che quel mondo ve lo prendereste a morsi se poteste, perché vi sentite supereroi invincibili. Non ti posso assicurare che il tuo futuro sarà privo di dolori. Ci si abitua a tutto anche a lui, tranne il peso delle ferite, spero con tutto il cuore che tu non ne debba portare tanti di pesi, almeno questo. Ti starai stancando dei vaneggiamenti di questa povera vecchia, perché se stai stringendo tra le mani questo libro, un motivo c’è. Magari sei appassionato di storia siciliana o più semplicemente qualcuno ti ha parlato di cosa è successo in quel dicembre 1908 e vuoi saperne un po’ di più. Stralci di ricordi dei tuoi avi che forse ho incrociato chissà. Se stai vivendo qualcosa di simile, ti accorgerai che gli anni e il tempo non esistono e la vita è un susseguirsi di ricorsi storici. Adesso mettiti comodo e lasciati cullare dalle onde e dalle voci sirene di quest’autrice che ha saputo narrare i lati più nascosti delle nostre anime. Tutto chiede salvezza e anche tu ma vedrai che dopo questa lettura riuscirai a trovare l’acqua anche nel deserto più arido e la spoglia riva all’orizzonte ti farà meno paura perché è lì che sorgerà la tua nuova casa .
Con affetto
Jutta

Aneddoti personali

Ho iniziato ad apprezzare la magica scrittura di Nadia con lo straordinario Addio fantasmi ricordo di averlo acquistato in libreria in coppia con Il treno dei bambini di un’altra carissima amica che è Viola Ardone. Due libri che porterò nel cuore per sempre, per la profondità e per la straordinaria capacità delle autrici di farti sentire appagato nonostante ti lacerino l’anima con le loro storie. All’epoca avevo iniziato a collaborare con il blog Il mondo incantato dei e la recensione era stata già scritta dall’amica Donatella. Leggo il libro ne rimango affascinato e scopro che sarebbe venuta da lì a poco nella mia zona, mi preparo ma proprio in quei giorni mi colpì un virus intestinale. Passa II tempo e la seguo da lontano con sempre crescente ammirazione e sono felice finalmente di poterla ospitare sul mio blog con questo toccante romanzo storico. Un romanzo diverso, lo è anche la struttura e il registro utilizzato ma resta la venatura poetica e raffinata che l’ha sempre contraddistinta. Sapevo cosa aspettarmi da questo libro e sono veramente felice di questa emozionante lettura. Adesso all’incontro manca veramente poco e non vedo l’ora, in quell’occasione recupererò abbracci e foto anche con il caro Antonio che durante la fiera Una marina di libri, ho visto di sfuggita. C’è inoltre il caro Mario Falcone che simpaticamente mi ricorda ogni volta di recuperare almeno Gli anni al contrario e un giorno mi riprometto di farlo. Spero con tutto il cuore di riuscire a trasmettere tutte le emozioni che mi hanno regalato nella recensione.

Recensione

Fermarsi ad ascoltare la voce del mare anche nelle fredde notti d’inverno e lasciarsi attraversare dal tocco gelido che fa chiudere gli occhi e sognare. Vagare tra le pieghe nel tempo anche quando senti che esso non ti appartiene veramente. L’ultima immagine nitida è un’onda che s’infrange sulla roccia. Un contatto istantaneo che lacera ed è così che inizia il viaggio nella sfumatura dell’alterità. La stessa che passa tra il conoscere e riconoscere. Muoversi in un luogo che dovrebbe essere casa e invece di sentirsi totalmente estraneo. L’autrice riprende il concetto topologico del dentro fuori ascrivendolo in un codice prettamente emozionale. Il locus si azzera ma inaspettatamente lo fa anche il verbum, muore in gola senza trovare uscita alcuna. L’unica possibilità è affidarsi ai petali della memoria che leggiadri si posano su carta e tracciano una via nella sgorgante sorgente dei ricordi. Pietra su pietra, squarci di storia, alito di vita mentre l’aria rossastra del cielo si tinge dell’odore spettrale della morte. Si alternano ciclicamente albe e tramonti ma non esistono più, è solo notte ormai e si resta intrappolati nella fissità di un istante ascoltando il suo nuovo tremore. Notte è un personaggio astratto ma vivido e l’autrice traccia il suo arcano linguaggio destreggiandosi con uno stile onirico, raffinato e mitologico nell’imperturbabile foschia del terremoto avvenuto a Messina e Reggio Calabria il 28 dicembre 1908. Nomina cavalieri della luce due ragazzi Nicola e Barbara che pur avendo tratto comuni fronteggiano i loro fantasmi diversamente. Sono ragazzi che ancor prima della catastrofe hanno conosciuto sulla pelle e sul cuore la privazione. Sono stati privati dell’infanzia e del diritto di essere bambini, costretti a diventare adulti in un mondo oppresso dai giganti. Per questo si rifugiano entrambi nella letteratura che ancora più in questo romanzo un valore molto etico . Il rapporto genitoriale è trasfigurante. Gli adulti subiscono una metamorfosi sul calar della sera perdendo la connotazione umana e tramutandosi in mostri che rendono i sonni dei protagonisti abbastanza tormentati. Se i personaggi hanno una già una mentalità adulta perché Trema la notte s’inserisce perfettamente anche nel genere del romanzo di formazione? Perché è solo mediante il terremoto che soprattutto Nicola e Barbara entrano in contatto con la perfetta incarnazione delle loro più segrete paure e fragilità. Osservare Povertà, Miseria e Dignità nel volto degli altri sfollati, permette alla scrittrice di indagare in modo preciso la rettitudine morale dei suoi personaggi quotidianamente messa alla prova con sfide apparentemente insormontabili. In Nicola riecheggiano aspetti ad esempio di Amerigo dell’Ardone. Entrambi alla fine ritornano ma comprendono che a evolversi è stato solo il loro spirito bambino mentre il mondo degli adulti che riteneva tali è rimasto talvolta sempre chiuso nella sua prospettiva ancestrale. Barbara è una moderna e tormentata eroina che ricorda sorelle appartenute alla cultura classica e alla storia siciliana come Antigone, Didone, Camilla e Franca Viola. Donne che lottano per l’affermazione del loro essere in un mondo che le voleva eticamente sottomesse a uno schema. Pagano tutte anche Barbara un prezzo altissimo ma è lì che si cela il riscatto della fenice. Un romanzo corollato di personaggi secondari cui si ricordano almeno gli oppressivi Maria e Vincenzo, la premurosa suor Rosalba e le enigmatiche e affettuose Jutta e Madame personaggi che danno alla solitudine un altro colore. Un romanzo che tra lacerazioni di corpi e di anima aiuta due pure anime a scrivere una diversa geografia della perdita intrisa di segni della speranza anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto .

Conclusioni

Consiglio questo libro a tutti quelli che cercano un romanzo storico che sappia emozionare, toccare le corde del cuore pur trattando una pagina della storia troppo spesso dimenticata.

Voto

5/5

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