

Scrivere nei momenti di pioggia è catartico per godersi quelli di sole, è soltanto una delle illusioni che ci si racconta per non mostrare nemmeno agli occhi la nuda fragilità. Si può far finta così che non sia mai esistita come l’effetto di un dolce incantesimo. Al suo magnetismo però non si può sfuggire, bussa alla porta come un ospite inatteso e inchioda ai propri oneri . Ḕ lì che il pendolo inizia a oscillare ossessivamente tra colpe e responsabilità celando però il guscio delle motivazioni. Se scoperchiato, infatti, come il vaso di Pandora muterebbe delle nuvole anche la forma. Il segreto risiede nel contorno che l’uomo spesso non nota oppure non raggiunge quella predisposizione per sostenerne lo sguardo. Il verdetto non è stato emesso, la verità resta chiusa nel suo bosco ancora un po’. Non si sa per quanto, perché ci sono storie in cui il tempo è labile esattamente come il confine tra giustizia e orrore. Quella che ci si accinge a narrare è una di queste. Non bisogna spaventarsi della paura bensì della gioia. Nella sfera intima la paura è fedele mentre la gioia è incline al tradimento. Un sinonimo non richiesto di felicità. Cos’è questo sentimento che ha la stessa consistenza della rugiada? Per Wilde la felicità è il donare se stessi sacrificandosi per il prossimo. Qui, però non ci sono nemmeno i figli dell’aria ma sia la rondine sia il principe subiscono un’inesorabile metamorfosi scontrandosi con il diffuso egoismo, divenendo parte integrante di un’aria fosca. Raccontano la parabola di coloro che si sentono nati nel lato sbagliato del cielo. Procedendo per astrazione però si giunge alla vera essenza ma anche all’analisi dell’origine del male. La rondine è divenuta un corvo che sorvola quel cielo stanco e arido tracciando un nefasto presagio. Il principe ha perduto la carnalità ed è diventato un ciliegio con rami troppo lunghi che sembrano braccia tese che aspettano il divino abbraccio. Non resta altro che l’ennesimo fotogramma sulla mancanza. In questo microcosmo di Twin Peaks la desolazione regna sovrana. . Un paese in subbuglio per delle sparizioni sospette, i gufi bubbolano anche di giorno l’eco sinistro di una canzone infernale, un cane abbaia alla luna perché il lupo abita dentro di noi. Della bestia bisogna comprendere entità e ferocia ma il branco continua a proteggersi. Tutto questo fino a quando la pietra mostra le sue crepe, il branco si disperde e anche le certezze iniziano a crollare inesorabilmente.
Il fautore sembrerebbe la più enigmatica delle creature che vorrebbe spiegare agli ignari compaesani il misticismo nascosto nel bene e nel male. Chi è quest’uomo che si erge a giustiziere della notte ?
In una fonte di acqua e sangue è stato battezzato dai familiari col nome di Lucas ma dagli altri è additato come il mostro, il figlio sbagliato. La sensazione dell’errore può essere annullata come una carezza nel vento soltanto dall’amore assoluto di una madre. Nella figura di Lucas riecheggia il simbolismo dell’Italo Orlando di Susani ma è anche la versione più cinica del Candido di Sciascia. Il candore e il cinismo sono accomunati da una sprezzante e pacata lucidità. L’autore decostruisce questa fittizia coralità facendo emergere le più crude contraddizioni mediante il grido acuto degli emarginati. La nuda terra copre gli antichi misfatti, emblema di naturale malignità e carnalità, gli abitanti restano inermi come soldati nelle trincee perché il protagonista li costringe ad attraversare il più profondo degli abissi.
Tutto è narrato dalla vivida voce di Olga, la madre del protagonista che al lettore appare come un’attenta e curata finestra sul mondo che ha la funzione di sdoganare i cardini popolari della credenza attraverso i suoi lumi nella cenere che spariscono come fumo, poiché molto resta invisibile agli occhi se non si sa vedere .
Le parole e il silenzio compiono tra le pagine una singolare liturgia tra annullamento e rinascita, dove si attua un’incessante e ammaliante danza delle anime pure.
Il romanzo breve è costituito da ventotto capitoli. Il numero ventotto rappresenta la perfezione e l’armonia cosmica e questo si lega perfettamente alla suddivisione in sette parti. Lo stile asciutto crudo e incisivo non dimentica di donare tratti d’evanescenza. Con l’inserimento delle tinte gotiche e di alcune gocce di splatter l’autore riscrive magistralmente i canoni della saga familiare.
Chissà se nella simbologia nascosta in questi numeri, ci sia l’approvazione angelica anche per le azioni. L’eventuale assoluzione dei peccati nella storia è prerogativa del dio delle illusioni, con una punizione morale che richiama, infatti, quella della Tartt, non c’è una giustizia legale ma i personaggi coinvolti restano divorati dal rimorso e dal fallimento .
Un romanzo che s’interroga sulla spiritualità in chiave filosofica instillando dubbi attraverso un tono volutamente provocatorio che predispone un’accurata conoscenza della materia trattata, esattamente come accadde con Edmond Gosse quando iniziò a pregare una sedia come fosse Dio .
Con il pensiero critico insorge la disobbedienza, per questo l’autore crea il personaggio di don Raffaele per instaurare con la controparte un dialogo bilanciato, ma agli interrogativi di Lucas che ricordano quelli esistenziali posti dai personaggi di Rafael Nicolas, il prete reagisce in modo controverso . Ḕ da quel momento che il dialogo tra i due diviene un confronto sincero e veritiero. Entrambi, infatti, si chiedono se nel loro personale buio ci sia ancora un colore. Anche il più placido dei paradisi può tramutarsi in un incandescente inferno, per questo l’autore compie un interessante ribaltamento della struttura dantesca che tocca anche il simbolismo intrinseco della guida .
Un romanzo sulle impurità filtrate tra oscurità e luce, poiché anche il giorno può segnare il tramonto degli ideali e dei sogni. Una storia su fine e inizio in cui i brandelli di corpo e anima si frappongono alla roccia scoscesa per un’agognata pace nella sospensione dell’attesa .