



Introduzione
Il ritorno non sempre è idilliaco, si cammina tra luoghi conosciuti che nel tempo son mutati come gli occhi di un viandante, mentre la gente accumula una maniaca curiosità per aver riconosciuto in quel viso gli antichi tratti. Una casa dovrebbe essere il luogo che permette di calibrare il respiro abbandonandosi al tepore di un dimenticato abbraccio. Ci si può congedare dal lavoro ma non dal passato che segue incessante come un’ombra che intende scoperchiare sepolte verità perché il rancore è un canto tacito ma rabbioso che non smette di gridare vendetta .
Aneddoti personali
Sono partito idealmente per il Polesine e mi sono sentito ancora una volta a casa perché l’autore è una garanzia, in vista dell’uscita di un nuovo volume ho recuperato il precedente. Simone Pavanelli con questo romanzo si conferma una delle voci più interessanti del panorama del giallo italiano, per la straordinaria capacità di cambiare senza snaturarsi e soprattutto senza cedere ad alcuni cliché, rendendo piacevoli quelli presenti per esigenze narrative.
Questa volta ha costruito un personaggio ancora più interessante che ammalia e mi auguro di vederlo ancora protagonista di qualche altro romanzo, magari con un nemico proveniente dal suo rocambolesco passato.
L’ho centellinato perché non avevo voglia di salutarlo. Come per il protagonista questa trama è una vertiginosa formazione anche per lo scrittore, si percepisce una piacevole e considerevole crescita che spero di fare emergere con tutti i punti di forza della storia nella recensione .
Recensione
Soffia forte il vento al punto che sembra avere una voce che non riesce però a placare l’eco dei ricordi.
Il libro è aperto, si sfogliano le pagine, fino a quando gli occhi si posano su una frase di cui con le mani si accarezzano le parole:
“L’odio è cieco, la collera sorda e chi vi mesce la vendetta, corre pericolo di bere una bevanda amara.”
Basta una frase per offuscare la mente, squarciare il cuore e rendere sincera devozione all’oblio, così sull’altalena del tempo si alternano pazientemente attesa e speranza auspicando che il fatidico giorno non tardi ad arrivare.
Chissà cosa penserebbe Edmond Dantes dell’odierno disvelamento di questi antichi sentimenti che nonostante l’aver attraversato l’inflessibile mare dei secoli son rimasti immutati.
Il canovaccio tracciato dall’autore può essere piuttosto semplice, si tratta in fondo di un uomo forzatamente congedato da un lavoro che ama che ritorna a casa ed è invitato a una rimpatriata con i compagni di scuola. Tutto normale se non fosse che quell’uomo è Matteo Pavani, la sua esistenza è sempre stata una pericolosa avventura. La normalità è uno squarcio di luna che lui ha sempre intravisto, irraggiungibile come un poetico orizzonte. Nella giostra degli specchi il suo giro è sempre stato adrenalinico nel nome della giustizia. Per lui una rimpatriata è un appuntamento verso l’ignoto, un duello introspettivo con se stesso per scoprire se i suoi demoni interni hanno cambiato forma. La vita è stata la sua vera palestra, la scuola il più profondo dei dolori .
Il docente e criminologo Francesco Bruno scrisse che troppo spesso a scuola intorno alla coppia vittima – bullo si crea un gruppo di spettatori che non assumono un comportamento neutrale né aiutano la vittima, ma incitano il bullo a continuare.
Tutto questo ha segnato l’adolescenza del protagonista, vessato soprattutto per i suoi singolari silenzi.
La semplicità è soltanto uno dei fini inganni presenti nel libro. Il romanzo si dipana in una sceneggiatura accattivante e ammaliante che scardina la complessità dell’umana psicologia .
Trent’anni dopo la situazione si capovolge mantenendo inalterate le drammatiche sfumature.
Matteo deve, infatti, indagare sull’aggressione subita da un membro del gruppo dei bulli. Si tratta di Michela Martin star locale, famosa per aver partecipato a dei reality .
Realtà e finzione sono volte della stessa medaglia in questo immenso spettacolo in cui ambizione e ambiguità regnano sovrane .
Dopo un’incursione nel romanzo storico Pavanelli ritorna nell’amato Polesine ma sorprende con un interessante cambiamento di registro.
L’ambientazione risulta più quotidiana e caotica, meno cupa pur mantenendo delle oscurità. La sfida verte perlopiù sulla scrittura.
L’autore lascia il tratto gotico che ha sempre caratterizzato la sua prosa per giocare abilmente con l’opacità delle ombre, destreggiandosi nel cambiamento stilistico e nel calibrare correttamente i toni drammaturgici.
Si evolve anche il singolo tratto, la crudezza è più fine e sottile lacerando la sfera introspettiva di tutti gli attanti coinvolti .
Negli affari non ci sono amici ma soltanto soci da poter fregare al momento opportuno se sono minate le esigenze e la personale libertà.
Le occasioni nel romanzo non costano quattro monete, pur spogliando il tono satirico del brano di Bennato, l’autore ne analizza i contenuti conducendo il lettore negli oscuri meandri dello showbiz.
Muovendosi agevolmente all’interno dell’ambiente circoscritto lo scrittore regala ai lettori più affezionati due divertenti camei che permettono di collegare l’universo narrativo che ha saputo creare in questi anni. Nonostante questi cosiddetti episodi gioiello non è preclusa la lettura dell’opera come un’indagine a sé stante.
Chi sono il gatto e la volpe ? Ḕ questo l’interrogativo che aleggia nell’opera. Chi ha curato questo mosaico di menzogne calpestando ogni forma di dignità? Tra segreti, omissioni, morti sospette e avvincenti sparatorie un poliziotto della DIA dall’affascinante passato dovrà indagare tra le verità sepolte perché il rancore è un’acredine che non scompare come la polvere. Mentre il pendolo oscilla tra successo e dimenticatoio, un uomo percorre i vertiginosi tappe della sua formazione emotiva perché sotto la corazza c’è un cuore indomito ma anche fragile che si chiede se si è talmente abituato al male d’aver dimenticato come si ama, esattamente come se fosse il personaggio di un romanzo alle prese con l’ennesimo e incerto giro di boa. L’incontro ravvicinato con la morte raggela le acque del Po e si resta inermi perché nessuno immagina che quel passo di danza possa essere l’ultimo.
Conclusioni
Un romanzo magistrale avvincente e accattivante con un protagonista davvero indimenticabile per un autore che si dimostra una preziosa riconferma .