La piazza di Angela Vecchione

La piazza

Antonio ha un peso che lo opprime, ricordi che solo l’eroina può rendere sopportabili. Giuliana tiene nascosto dentro di sé un passato traumatico, da cui vorrebbe fuggire. Domenico, invece, il passato non lo vuole dimenticare, perché nessun altro debba subire la sua stessa ingiustizia. Salvatore dell’illegalità ha fatto un mestiere, legandosi alla camorra. Storie diverse, ma tutte legate a Rosa, una donna plasmata da legami famigliari in cui crede ostinatamente, nonostante gli abusi subiti dagli uomini della sua vita. Tutti eccetto Domenico che, come i suoi figli, le ha dato solo amore. Proprio quando una verità tremenda riemerge, a Rosa tocca l’onere di difendere la sua famiglia dai criminali legati al marito e mettere in salvo il futuro dei suoi figli

Introduzione

Quando si mette  al mondo un figlio molteplici interrogativi attanagliano la mente di una donna che si ritrova nell’accezione più alta della sua femminilità pronta a compiere anche un’altra evoluzione terminologica della propria esistenza.  Una grande gioia sentire quel pianto che grida con tutte le sue forze confondendosi tra il dolore e la ribellione, perché anche nascere è una scelta e non t’immagineresti cosparso d’ingenuità che la vita è una continua lotta e ognuno resiste seguendo la propria indole e con le armi che ha.   Nessuno ti avverte prima  che il mondo è così altrimenti, te ne staresti volentieri in quella culla ovattata e accogliente a dormire e sognare. L’alterazione dello sguardo in  cerca  di un’ancora che possa salvare dall’ignoto. Non solo la madre genera ma si domanda che tipo di mondo sta consegnando a quel figlio e se il suo amore immenso possa proteggerlo dalle cattiverie e dalla forza altrettanto dirompente del male.   Che cosa accade quando il cognome da portare è un peso insopportabile che indaga sul significato figurato che acquisiscono le parole onore e rispetto, inducendo a una silenziosa reverenza gestita consapevolmente dal timore? Ecco    da  madre  a  quel punto    speri  soltanto  che  quel  macigno   sul  cuore    che  ti  ricorda  che  le  colpe  dei  padri  ricadono  sui  figli  non  si  tramuti   in   realtà.  A ogni azione bisogna calcolare la corrispettiva conseguenza, non ci possono essere cedimenti o imprevisti.  La leggerezza è concessa a tutti ma non a te che dall’alto della sua silenziosa posizione hai deciso di armarsi e scendere  in campo, nel nome  della verità e del senso di giustizia, per il tuo essere donna e madre con la promessa di regalare a quel figlio veramente il mondo diverso che merita.  Di tutto questo e di tanto altro tratta il bellissimo e travolgente esordio di Angela  Vecchione.  Un libro che narra di esistenze in bilico, soggetti emarginati dalla società che chiedono solo la possibilità di un riscatto, andare  contro un destino avverso che non vuole lavare quella macchia nemmeno con l’acqua dell’amore, perché sembra un marchio indelebile sulla pelle. Lo sguardo è dritto e va  incontro fiero all’orizzonte disegnato da quel beffardo destino perché per cambiare, ci vuole  sempre   qualcuno disposto a rischiare ma soprattutto ad ascoltare .

Aneddoti personali

Ho saputo de La piazza, leggendo i titoli dei libri proposti allo Strega. Questo è stato il libro che mi ha fatto inoltre conoscere la bellissima realtà editoriale della casa editrice Robin. Per me è un libro importante non solo per la storia avvincente che tratta ma anche perché è stato il ponte per alcune amicizie che spero di portarmi per tutta la vita. Angela è veramente una persona straordinaria e penso che i suoi studenti siano molto fortunati ad averla come insegnante, almeno quanto noi come amica. Ci siamo ripromessi di vederci appena sarà possibile e sinceramente non vedo l’ora di chiacchierare con lei di letteratura e teatro. Questo libro mi ha riportato indietro nel tempo quando in tv trasmettevano la serie La squadra. Ho ritrovato quelle atmosfere e la storia mi ha trasmesso e lasciato la stessa adrenalina. Vi devo confessare che ho provato a centellinare la lettura ma una forza invisibile ma travolgente mi spingeva a continuare, andare sempre avanti fino alla fine. Adesso che è finito mi manca tantissimo, come se non fossi ancora pronto a dirgli arrivederci. Come sempre mi capita quando leggo storie bellissime, mi sono anche commosso. Questo quindi è uno di quei libri che è riuscito a crearsi un suo cantuccio nel mio cuore e in qualche modo so che ci resterà. Dopo avervi raccontato le mie emozioni, spero che leggerete con curiosità la recensione .

Recensione

Chi viaggia scatta sempre delle foto per immortalare la bellezza del luogo e poi queste diventano patrimonio immateriale dei nostri ricordi, perché la memoria, non è che un susseguirsi di scatti che raccontano una storia. Bisogna cogliere l’attimo perché quello successivo non è mai uguale al precedente. Basta un fotogramma per cambiare non solo il corso degli eventi ma anche il finale che pensavamo essere già scritto. Il focus si concentra principalmente sull’impercettibile sfumatura tra attimi. Volti sfocati o a volte nitide raffigurazione dei mille perché della vita che non hanno risposte, individui che ti sembrano sconosciuti ma ecco che all’improvviso noti che forse portate addosso, lo stesso dolore. L’autrice ci conduce tra le vie di Napoli raccontando uno spaccato sociale ben definito analizzando le molteplici pieghe dell’animo umano. Nelle foto come nella vita non ci sono soltanto luci e scorci di luna, ma esistono soprattutto le ombre e con questo romanzo la scrittrice ci permette di osservarle da vicino, per chi ha il coraggio di guardare oltre il conoscibile. Il titolo ha un duplice significato indica una piazza napoletana ma metaforicamente è il palcoscenico della vita, dove un gruppo di personaggi riecheggiando il funzionamento del coro nel teatro antico raccontano i loro drammi, come se fossero scolpiti sulla pietra. All’interno di queste pagine è viva la contraddittorietà tra l’universo che va avanti nonostante tutto e il microcosmo dei personaggi immobilizzati nel loro dolore che ha radici molto profonde. La protagonista di questa storia è Rosa Chianese, una donna forte e autonoma che però vive chiusa nei suoi silenzi. Una donna con una storia familiare difficile che s’illude che il matrimonio possa essere la salvezza che stava aspettando, ma per lei è come spostarsi da una prigione all’altra. Le sbarre possono esistere anche quando non si è in carcere. Il marito Salvatore si caratterizza per la sua anaffettività e il suo individualismo, per migliorare la propria posizione sociale accetta di lavorare per il clan dei Cannino ed è lì che iniziano per Rosa le vicissitudini drammatiche che la porteranno alla scoperta di se stessa con l’unico obiettivo di proteggere la propria famiglia. Come nel ciclo dei vinti verghiano tutti i personaggi cercano di innalzarsi, socialmente, ma restano schiacciati da qualcosa di più grande in questo caso un’organizzazione camorristica. Una volta dentro nessuno può sfuggire o tradire il sistema. Tutto cambia ancora quando Rosa incontra Domenico Spagnuolo un poliziotto che ha l’animo dilaniato e la sua esistenza è aggrappata sempre a un pressante interrogativo che intravede nella vendetta e nella giustizia le uniche vie da seguire. Il romanzo è suddiviso in trentuno capitoli che si caratterizzano per un linguaggio ricercato ma fluido e per una varietà stilistica e linguistica. Il teatro è un elemento molto presente nella scrittura, infatti, i dialoghi sono tutti molto teatrali, perché occasioni di confronto tra i vari attori della storia, sono inoltre il connubio perfetto tra italiano e dialetto napoletano. Quest’ultimo rende il testo musicale e perfettamente armonico ma questa stratificazione linguistica è utilizzata dall’autrice come strumento di differenziazione tra i vari personaggi e nella creazione delle loro relazioni interpersonali. Ogni capitolo è accompagnato da un titolo e in alcuni di essi va cercato un significato simbolico ed emotivo diverso dai grafemi che lo formano. Rosa nasconde ai figli la verità sulla loro famiglia e per questa cerca di far crescere loro diversamente. Questa scelta è mantenuta anche dall’autrice che ci narra la loro evoluzione come se fosse un canovaccio a sé, con apposite differenze grafiche. Diego e Daniele rappresentano la speranza in un futuro diverso. L’uniformità per loro è solo narrativa non morale. La piazza inevitabilmente racconta tematiche molto forti e l’autrice per farlo sceglie gli ultimi, soggetti emarginati dalla società come i tossicodipendenti. Schiavi della droga ne vogliono sempre di più per annullare se stessi e i loro ricordi ma il senso di colpa con le sembianze degli spettri ibseniani troverà vie traverse per continuare a tormentare l’animo di Antonio che pur avendo il corpo tumefatto dall’eroina non ha il cuore ingabbiato e intravede in Vincenzo un altro tossico con una disabilità motoria, la sua possibilità per cambiare. Il rapporto tra i due è magico e regala al lettore pagine indimenticabili ed emozionanti. La piazza è un romanzo importante che con un ritmo incalzante indaga con estrema sensibilità sulla diversità vissuta non come marchio bensì arricchimento. Un romanzo intriso di ogni forma d’amore e d’altruismo dove i sentimenti sono un riscatto come un falco che con un battito d’ali cancella le ombre da quel cielo ridandogli un nuovo e inaspettato colore .

Conclusioni

Consiglio di leggere questo romanzo a tutti coloro che cercano una lettura avvincente che lascia col fiato sospeso e regala emozioni indimenticabili

Voto

5/5

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