La ragazzina ragno di Letizia Vicidomini

La ragazzina ragno

«Non era stato un omicidio a freddo, un gesto casuale che avrebbe potuto colpire chiunque: chi aveva agito voleva uccidere Maya, lei sola. L’aveva fatto perché l’amava. Oppure la odiava, che è la stessa cosa.»
C’è una ragazzina che domina il suo mondo domestico come una sovrana dispotica: ordina e stabilisce regole, impone il proprio volere, allunga le zampe come un ragno al centro di una delicatissima ragnatela. Gestisce qualcosa di troppo grande per lei. E viene uccisa, per questo. C’è un ragazzo muto, che però ascolta e vede quello che accade intorno a lui: a volte troppo, e questo potrebbe costargli molto. C’è una famiglia disgregata, fatta da individui soli, compressi nel proprio piccolo universo di minuscoli piaceri e grette soddisfazioni. C’è una donna che sente forte la necessità di correre in aiuto di chi ha bisogno, che chiama a sé un anziano commissario in pensione affinché insieme possano spiegare una morte iniqua. C’è tanto da capire di una giovane vita spezzata. Più complessa, più adulta, più sporca di quanto dovesse essere alla sua età. Ingiusta. Come la vita sa essere a volte

Introduzione

Quante volte si pronuncia la frase che mondo stiamo lasciando alle nuove generazioni? Non bisogna tuttavia soltanto preoccuparsi del futuro ma conoscere il presente e il mondo circostante per agire prontamente a qualsiasi richiesta d’aiuto. La società è mutata nel corso degli anni, hanno trasformato anche il rapporto contrastante per antonomasia tra adulto e giovane e di conseguenza anche quel genitore e figlio. I ragazzi si ritrovano una società permissiva e si basa tutto sulla costruzione di un dialogo costruttivo e formativo. Giusto e sacrosanto eppure se tutto questo fosse facile e roseo, avremmo di certo un mondo senza pericoli ma purtroppo non è assolutamente così. Ci sono genitori e figli che non raccolgono questa possibilità. Quanto si conoscono realmente? Non c’è giustificazione a un comportamento passivo da entrambe le parti. Non bisogna mai chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte quando l’oscurità ci fa paura, perché siamo tutti chiamati a far risplendere la luce della conoscenza nelle vie più buie. Ci nascondiamo dietro il concetto di non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dimenticando che prima di qualsiasi parola l’essere umano va educato all’ascolto. Catturati dalla frenesia, non si ascolta nemmeno chi ci sta vicino. Continuamente stressati da ogni fattore esterno, ci si arriva a lamentare dei continui scontri, invece di benedirli. Lo scontro generazionale è un’opportunità di confronto. Non soffermiamoci solo sui modi o le parole utilizzate quelle si possono modificare secondo l’importanza dell’obiettivo da raggiungere. Il confronto mantiene vivo ogni rapporto, affermando indirettamente che di quella persona ci importa. Il vero nemico delle relazioni umane è il prolungato silenzio che si annida subdolo come un serpente, uccide le parole ed erige muri invalicabili. Essendo i peggiori giudici di noi stessi si preferisce colpevolizzare ogni fattore esterno: il troppo lavoro, la differenza anagrafica, le compagnie e la scuola sono i più gettonati tra una miriade di scelte. Tutte hanno la stessa valenza, è una ruota di colpevolizzazione che permette di non inchiodarci a responsabilità che sono solo nostre. In una società sempre più individualista i giovani per trovare risposte alle loro insicurezze e nelle incertezze del futuro si rifugiano in quel mondo denominato web che crede di conoscere meglio ma è soltanto un’altra delle innumerevoli illusioni. C’è una sola e unica verità che ogni universo anche il più bello cela le proprie insidie e una volta scoperchiato il vaso di Pandora non è assolutamente detto che nella ricerca di una salvezza ci possa essere via di scampo.

Aneddoti personali

Ho conosciuto l’autrice e questo romanzo grazie a due carissimi amici che sono Fabrizio Carcano e Mariano Sabatini che ringrazio con tutto il mio cuore. Fabrizio perché da direttore della collana Giungla gialla l’ha scelto e ci ha creduto facendolo arrivare fino a noi e Mariano per la sua bellissima presentazione su Quelli che letto riletto recensito. Pur trattando temi molto forti, è stata una lettura bellissima, toccante ed emozionante. Non so amici e amiche se ci si può commuovere con un noir, ma a me è successo, questo libro mi è entrato dentro e ha squarciato l’anima. Con la speranza di riuscire a trasportare tutte le mie emozioni anche nelle recensioni mi auguro di riuscire a creare un’amicizia con Letizia che si sta dimostrando una persona bellissima, sicuramente recupererò qualche opera precedente, perché ormai che l’ho scoperta non la lascio più. Mi auguro che lei intanto che il commissario Andrea Martino torni a farle visita, magari raccontando un’indagine del glorioso passato di cui si parla nel libro, gli escamotage per farlo ritornare sono molteplici. Per chi non l’ha letto, sono sicuro che appena lo avrete fatto, concorderete con me perché non si può non amare.

Recensione

La nostra esistenza è scandita dalle lancette dell’orologio e da quello che alcuni studiosi definiscono “ cultura della fretta “ che azzera ogni rudimento pedagogico, annullando ogni rapporto. Questo fenomeno che affligge da qualche tempo la società può essere rappresentabile con il Bianconiglio di Alice. Che cosa accade quando il ritardo va a lenire la sfera emotiva? L’autrice lo racconta in questo noir disarmante ispirandosi a quell’ attualità che troppe volte è tinta di un nero più oscuro della notte . Napoli città ricca di storia e cultura, appare allo sguardo del lettore, una donna deformata dal tempo con un sangue misto a lacrime che crea una foce della disperazione in un letto di amore e morte Nessuna cicatrice sono realmente rimarginabile Tutti i personaggi almeno inizialmente sono rappresentati come le statuine di un presepe. Essi nella loro staticità sono perfetti ma è solo apparenza. A muovere i fili di questi attori sociali passivi è Maya Musella. La ragazzina tesse la sua tela come un ragno, è ingombrante e inglobante, trasforma la sua vita in una partita a Risiko, tutto è conquistabile, sola contro ogni nemico, creando con gli altri un rapporto di dominazione e sottomissione. I vicoli napoletani diventano mappa di una narrazione che mostra il decadimento umano tra perdizione e rinascita. Napoli si ritrova a essere letteralmente milionaria perché il denaro incanta e macchia gli adolescenti del libro attuando un giro di vite inesorabile. Maya vuole arricchirsi velocemente e attua una strategia con il fidanzato Luca e l’amica del cuore Rita. L’autrice racconta in maniera magistrale la parte oscura del web perché il trio adesca altre giovani che si spogliano in webcam per soldi con adulti in cerca di appagamento sessuale. I genitori delle ragazze sono ingabbiati nella quotidianità e nelle rispettive crisi matrimoniali che non si accorgono di nulla. Improvvisamente la scaltra Maya muore, la sua arroganza scompare e ci appare per ciò che era una ragazza fragile spoglia di ogni sovrastruttura che ha cercato di comprare l’amore, ma poi rimane vittima della sua stessa trappola. Il romanzo ha una costruzione narrativa perfetta, i capitoli sono caratterizzati dalla brevitas e a uno stile analitico e scorrevole che dona altro pathos alla storia che non perde mai il suo ritmo incalzante. A indagare sulla morte di Maya e sul giro di prostituzione Vicidomini mette una coppia suis generis capace di regalare emozioni e tanto divertimento ovvero l’ex commissario Andrea Martino e la nipote Anna, appassionata di casi perlopiù irrisolti. La coppia investigativa sarà capace di conquistare non solo per la simpatia ma soprattutto per l’empatia. La diffusione del bene può avvenire solo se si conosce profondamente male e dolore. Maya i complici e l’assassino potevano contare sull’ossessione dei clienti che non fosse infangata la loro rispettabilità e il senso di omertà diffuso tra gli uomini. Un altro protagonista assoluto è il silenzio, in tutto le sue sfumature. Demetrio, infatti, non può parlare, ma sa tutto deve trovare la forza di comunicare e un altro disposto ad ascoltarlo, forse l’amore gli disegnerà la via. Con Vicidomini Il Piacere e Alla ricerca del tempo perduto non sono volumi di una biblioteca ma si mostrano nella loro oscura carnalità. Un’asta delle emozioni dove la mercificazione del corpo è una compravendita al miglior offerente. La vita non è in offerta e non ha prezzo. Il classico proustiano è invece qui una pugnalata, come un risveglio traumatico in cui si prega per tornare indietro nel tempo e rimediare agli sbagli commessi, per non dover vivere di sola memoria. La ragazzina ragno ha delle assonanze con Non Salvarmi di Livia Sambrotta. Entrambe le autrici ci ricordano come la vita non sia un film, narrano di giovani che trattano le loro esistenze come una corsa all’ultimo eccesso e che l’odio nasce di solito dal troppo amore. Giovani dagli sguardi vacui che si aggrappano a ogni effimera illusione perché non è facile ammettere l’infelicità a qualunque età. Romanzi come La ragazzina ragno ci induce a riflettere sul significato intrinseco della mancanza. Tra misteri, dolori e alterazione della realtà e della verità, la scrittrice ci conduce nella città del sole tra ombre e luci ricordando uno degli insegnamenti di Eduardo e cioè che dopo una guerra anche quella personale bisogna recuperare i valori etici e morali della vita, avendo la possibilità di migliorarsi. Per alcuni dei protagonisti non è possibile e che lei li descriva senza giudizio col suo tocco lieve quasi materno, come una carezza ed è questo il riscatto che non hanno avuto modo di ricevere .

Conclusioni

Consiglio questo libro a tutti quelli che cercano un libro emozionante, un testo che si riappropria del significato sociale della letteratura, augurandomi che possa essere sempre più diffuso anche nelle scuole.

Voto

5/5

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