Ali e Ramazan di Perihan Magden

Ali e Ramazan

Due ragazzi orfani sulle strade di una Istanbul crudele. Più forte e più avvezzo alla vita, Ramazan prenderà il dolce Ali, sensibile e indifeso, sotto le sue ali protettive. Ali e Ramazan, insieme, cercheranno un modo per sopravvivere sapendo di possedere una sola cosa al mondo: l’un l’altro. Un amore tanto puro quanto maledetto sullo sfondo di una Turchia che lotta per la libertà, la tolleranza, il diritto alla diversità.

Introduzione

Una delle frasi più dure da ammettere a se stessi perché intrisa di verità è che di fronte alla vita ognuno di noi è clamorosamente un ripetente. Gli errori continuano a ripetersi nella loro cervellotica ripetizione mentre alle soglie di una nuova alba il mattino illumina la nostra infinita piccolezza rispetto alla maestosità del mondo, quel mondo che si pensa di governare, che ci appartenga esattamente come il nostro sé. Che cosa significa veramente nostro? Se poi alla fine si è alla stessa stregua di un nullatenente. Rivendichiamo ogni cosa col fantomatico diritto del possesso eppure l’effettiva proprietà è talmente effimera da non avere l’integra consapevolezza del tutto. Un universo così ricco di sfumature da non poter emettere giudizio, suono e parola perché muore in gola soffocato da un inondante pianto che come un fiore nasce dal cuore della terra per risvegliare le anime sopite dal sonno dell’abitudine. In preda alla disperazione si cerca negli sguardi estranei e ignari un’ancora di salvezza. Perché quest’ultima deve essere garantita a tutti o almeno così ti raccontano da bambino per cullarti dall’infelicità. Se ci si sofferma a guardare attentamente quegli sguardi ci si accorge che l’estraneità è solo apparente, quegli occhi traboccano di commiserazione. Un sentimento lacerante che ci lascia agonizzanti come se il suolo fosse un freddo letto di morte. Lo sguardo dell’altro regala una forza momentanea e inaspettata che porta questa malattia chiamata solitudine che affligge indisturbata facendo conoscere l’oscuro oblio. Un male che attanaglia ogni secolo, e non esiste cura alcuna, Ognuno così tenta di salvarsi come può con le uniche armi che ha a disposizione. La salvezza muore e diventa amara sopravvivenza in attesa di una consolatoria fine che non può essere peggiore dell’inizio per chi non ne ha mai avuto veramente uno .

Aneddoti personali

Questo libro mi ha inseguito fin dal primo giorno in cui la mia strada si è incrociata con quella della casa editrice Scritturapura. Insieme a Non sparate agli aquiloni, ha sempre suscitato in me parecchia attrazione. Ho aspettato tanto per averlo, perché c’è stato un periodo che non era più disponibile. Un giorno visitavo il sito della casa editrice ed ecco ripartiva incessante il richiamo e ho chiamato una delle mie libraie di fiducia e finalmente il testo c’era. Il libro è stato proprio come me lo aspettavo, una lettura breve ma intensissima, un corollario di emozioni che cercherò di riordinare nella recensione sperando d’incuriosirvi come la storia merita. Dovete sapere che preso dall’emotività che quelle pagine mi stavano trasmettendo ho contattato il mio grande amico Ariase e gliel’ho consigliato, perché mi è sembrato di ritrovare la crudezza e la dolcezza che c’e anche nel suo libro. Un viaggio emozionante che mi porterò nel cuore, ringrazio enormemente Barbara La Rosa per averlo tradotto, Eva, Stefano e tutta la famiglia di Scritturapura per aver pubblicato questa piccola grande gemma.

Recensione

Che cos’è l’amore? Come sopravvivere alla sofferenza quando è l’unica coperta che tenta di riscaldare corpo e anima nelle freddi notti d’inverno senza luna? Sono domande cui si cerca affannosamente una risposta . non è detto poi che basti una sola vita per trovarle. Le soluzioni a questi interrogativi rappresenterebbero grandi certezze per tutti ma ancora di più per chi nella sua esistenza non ne ha mai avuta una perché la stessa vita sembra averlo scartato e costretto a camminare sulle proprie gambe per l’umana sopravvivenza. Ognuno si salva da solo è questo il motto di Ramazan uno dei protagonisti di questa storia. Lui ha avuto un’unica fortuna nascere bello anzi bellissimo al punto tale che tutti se ne innamorano perdutamente. Lui ne è cosciente e ne approfitta per soddisfare piccoli sfizi quotidiani. Il canone della bellezza spogliato di tutto l’astratto e descritto nella viva carnalità. Un romanzo dove il desiderio ha una connotazione ossessiva compulsiva che si tinge di macabro e grottesco. Ramazan è indifferente a tutto quello che lo circonda e la personalità furba e giocosa da adolescente è in contrasto con la maturità che dimostra quando usa il suo corpo come strumento per aprirsi le porte della prostituzione. Ha mantenuto l’aspetto servile che si aspettava da lui, ma lui ha mutato l’oggetto di tanta reverenza da Dio agli uomini, forse quel Dio se avesse saputo lo avrebbe ulteriormente condannato. Non c’è bisogno di nessun castigo divino perché Ramazan si è condannato da solo. Sia in Cicekoglu sia Magden dalla finestra, si vede la stessa porzione di cielo, perché tutti i loro personaggi vivono in prigione che sia vera o emotiva, si tratta sempre di un carcere senza via d’uscita. Un gioco di seduzione e depravazione tra ragazzi e adulti che analizza chiaramente l’ambivalente rapporto tra dominazione e sottomissione. La casa di Ramazan è l’orfanotrofio e non c’è nessuno che veramente lo aspetti almeno fino a quando quella lugubre struttura accoglie Ali, un ragazzo solitario e taciturno che ha al suo interno il seme della gentilezza ma anche quello dell’autodistruzione. Una pianta che va protetta anche da se stessa e Ramazan decide inaspettatamente di prendersene cura come Zorba e Fortunata di Sepulveda. Due esseri che più diversi non potrebbero essere eppure basta un gioco di sguardi per capirsi, perché in fondo tutto chiede salvezza e anche loro erano in grado di donarsi l’un l’altro e di regalarsi quelli amore che era stato loro negato. In una Turchia non così lontana dalla Londra dickensiana Oliver e David trovano due fratelli Ali e Ramazan che condividono altresì con Milos e Arsim di Statovic la condizione d’invisibilità. La società turca va avanti nonostante tutto e la luce del giorno copre i segreti della misteriosa e oscura notte che conduce nell’oblio della perdizione tutti i personaggi coinvolti. Questo libro si può definire un romanzo di non formazione perché nel corso del ventisette capitoli l’autrice narra l’omosessualità celata nella società turca, ma anche la parabola esistenziale di questi due giovani che faticano veramente a crescere, ad aumentare sono soltanto le loro ferite. Ingabbiati e inglobati all’interno di quell’unico istante di felicità in cui hanno scoperto non solo la mappa dei loro corpi, ma anche il vero amore e per questo tenta per tutta la vita di riprodurlo, ma tutte le volte che sembrano ad un passo ecco che il loro castello crolla. Si rivela quindi l’ennesima illusione che però non può smettere d’inseguire perché è il motore che li rende vivi e l’unica panacea per tenera a bada demoni e corvi che abitano nel loro cuore. Il linguaggio è scarno ma incisivo poiché tra le pagine si sviluppa un interessante contrasto tra realtà esterna e interna. La prima è descritta attraverso spazi piccoli e angusti in maniera volutamente evanescente. La seconda invece è analizzata come se Ali e Ramazan fossero continuamente allo specchio con se stessi e si approcciassero alla vergogna delle loro azioni compiute perché cercano una possibilità di riscatto dalla loro misera condizione di orfani e rifiutati. È proprio in questo momento che l’autrice fa raggiungere ai personaggi una particolare abilità che consiste nel decifrare il linguaggio dell’attesa che smette di essere silenzio e si tramuta in parola racchiudendo una bellissima e commovente promessa d’amore eterno. Tra sesso, droga e svariati pericoli, la scrittrice regala ai lettori il commovente cantico dell’abisso di due cuori Nessuno che vogliono ardentemente essere Qualcuno, si stringono in un abbraccio e come due amanti shakespeariani bevono il veleno della salvezza, affinchè dalla fine nasca il nuovo agognato inizio .

Conclusioni

Consiglio questo romanzo a chi cerca una storia drammatica, emotivamente forte che faticherete a dimenticare .

Voto

5/5

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