Chiodi di Antonio Schiena

Chiodi

Marco frequenta le medie e non ha mai conosciuto suo padre. È un ragazzino chiuso e molto solo che si sente brutto e incapace di fare qualsiasi cosa: anche per questo, forse, i suoi compagni lo deridono. Giorno dopo giorno, Marco cova dentro di sé una rabbia crescente che sfoga prendendosela con un Pinocchio di legno lasciatogli dal padre e scontrandosi spesso con sua madre, da cui si sente incompreso. Quando in classe lo sfidano a entrare di notte nel cimitero del paese per il tradizionale rito di passaggio che spetta a tutti i ragazzini del luogo, Marco non esita ad accettare la provocazione pur di dimostrare che anche lui appartiene al gruppo. Anche il burbero custode del cimitero conduce una vita isolata: è un uomo di mezza età, misterioso, che vive con la sola compagnia del suo cane meditando in continuazione su un errore del passato che lo tormenta da anni. Quando il macabro gioco ideato dai ragazzi non va come previsto, la vita di Marco e quella del custode si scontreranno fatalmente, finché i segreti più oscuri di ognuno non verranno alla luce in un crescendo spaventoso che porterà a un finale dai risvolti inaspettati.

Introduzione

La scuola come palestra di vita è una delle metafore più blasonate al punto tale da diventare un’antica verità cui tutti alla fine smettono di credere come fosse stata tutto un polverone per coprire una grande bugia. Nell’immaginario collettivo la crisi identitaria che ha inevitabilmente colpito ogni generazione ha comportato uno svilimento dell’autorità istituzionale della scuola stessa. Si sta perdendo il senso comunitario del gruppo classe e sviluppando quella del parcheggio a ore gratuito. Si scarica il peso educativo su un altro adulto che non è comunque il genitore mentre tra questi e il bambino cresce mattone dopo mattone il muro dell’indifferenza. L’aula si trasforma in un ring in cui le gare più assurde fanno da sfondo alla legge del più forte. Un vincolo legislativo non scritto che si fonda sulla brutalità alimentando una cattiveria inaudita. Lo scherno e la sofferenza sono soltanto alcune delle conseguenze di questo dislivello relazionale conosciuto con il nome di bullismo. Una rabbia pregressa che covata dopo un po’ esplode in atti di vera prevaricazione su chi generalmente si considera più debole o indifeso. Ci si dimentica troppo spesso però che carnefice e vittima non sono parti inscindibili della pelle bensì ruoli e in quanto tali interscambiabili perché come la giostra dei giorni passa e ruota in modo solenne anche loro sanno essere implacabili affinchè tutti conoscano il vero volto del male . Ḕ un’amara verità e che tutti sanno e non raccontano perché pur di non scuotere la tranquillità fittizia, si preferisce non vedere oppure parlare di mancata inclusione ma talvolta dietro una soluzione apparentemente semplice si cela una fiaba molto più oscura .

Aneddoti personali

Quando ho visto questo libro, la prima cosa che mi ha incuriosito è stata questo Pinocchio altissimo assolutamente funzionale alla storia. Non conoscevo l’autore e ne sono rimasto piacevolmente folgorato per la grande scrittura incisiva che scuote e scalda il cuore. Devo ringraziare veramente di cuore il mio amico Enrico Redaelli che con la sua bellissima trasmissione radiofonica Dantes la trasmissione che non vuole avere fretta su Radio Bla Bla ne ha parlato benissimo. Sono state le sue parole entusiastiche a convincermi a leggerlo. Ringrazio la casa editrice per avermi fatto pervenire la copia e la mia amica Ivana Peritore per avermi fatto conoscere Antipatia gratuita il canale social dell’autore stesso. Ringrazio l’autore per averlo scritto, dicendo che questo è il libro che avrei voluto leggere durante l’adolescenza. Ne avrei avuto tanto bisogno perché pur non avendo subito atti di bullismo, ho avuto diversi momenti difficili che ho superato grazie all’amore dei miei genitori e dei miei docenti che mi sono stati sempre accanto. Sembravano problemi insormontabili eppure con il tempo alcune cose passano, perché la gente che sparisce o si allontana ti fa capire chi realmente ci tiene a te e l’allontanamento inizialmente squarcia il cuore ma poi si rivela un’ottima panacea. Negli anni ho imparato a volermi più bene e acquisire maggiori consapevolezze, questo mi ha permesso di apprezzare totalmente il testo e di mandare una carezza al ragazzino che sono stato.

Recensione

Come salvarsi la vita è il sottotitolo dell’album di Vecchioni del 1979 che funge da esergo all’intera opera. Non esiste una ricetta precisa altrimenti la seguiremmo tutti indistintamente perché nessuno vorrebbe veramente soffrire. Il dolore però apre inaspettatamente le porte della conoscenza e così l’essere umano inizia ad attribuire un nome alle azioni e alle cose. La frase che diventa un mantra, una filastrocca da ripetere a cantilena fino a perdersi nell’incessante vagare dei pensieri. Che cosa significa essere forti? Poter prevaricare sull’ altro con arroganza e superiorità mettendo in risalto le sue debolezze ? Oppure tenere la mano e cantargli dalla stessa parte mi troverai come fosse il verso di una canzone? Ci sono momenti in cui le parole perdono la loro consistenza e a dialogare sono soltanto le azioni , i battiti accelerati del cuore e i profondissimi silenzi . Ḕ in questa atmosfera perturbante che l’autore inizia a raccontare. Parla ai ragazzi di ieri e di oggi con la speranza che la luce del domani possa illuminare i loro cuori. Costituisce il romanzo come un coro a due voci che cammina indistintamente verso l’ignoto. Vicino e lontano sono soltanto punti percettivi di una prospettiva che solo il destino deciderà se mantenere scissi o unire. Non sarebbe narrativa se un autore si privasse dello schianto dell’incontro. Si rivolge ai fautori delle cosiddette challenge che hanno un senso sprezzante del pericolo al punto tale da far spingere l’acceleratore della vita oltre i limiti della follia . Ḕ uno stile che scuote, la singola parola è carica di una forza incisiva che induce il lettore a scavare dentro e a dialogare con la propria anima. Una narrazione che squarcia il singolo facendo ammettere colpe e bisogni. Non è sinonimo di vergogna chiedere aiuto quando si sta annegando nel mare dell’isolamento. Tendere una mano e gridare più forte sovrastando le voci che chiedono incessantemente di abbandonare anche l’idea stessa di una possibile riva . Ḕ la storia di Marco e di Daniele due pedine perennemente in scacco dalla stessa vita che sembra beffarsi di loro e quasi giustificare il ghigno dei nemici veri e invisibili. Non hanno chiesto loro di essere eroi di un romanzo ancora da scrivere in cui i mulini a vento appaiono fin dal primo capitolo senza comprendere il vero perché e se si provano a sconfiggere rinascono più rinvigoriti come nei videogiochi tanto da sembrare la storia infinita senza alcuna nota di fantastico. Computer contro uomo. Che cosa accadrebbe se lo sfidante fosse un proprio pari ?Si andrebbe a scalfire quella sfera emotiva già ulteriormente impoverita dalla rugiada dei sospiri. Marco si sente l’incarnazione del tesoro dei pirati, sepolto in un luogo indefinito che un giorno un indomito viandante potrebbe scoprire ma anche restare lì nei secoli dei secoli . Ḕ secondo questa liturgia che il protagonista scandisce il ritmo della sua esistenza. La sua indole introversa trova lo appagante abbraccio nell’apatia con cui è descritto il mondo adulto. Il ragazzino deve fronteggiare i soprusi della classe da solo e s’immagina un alleato nel Pinocchio di legno sito nella sua camera. Il mondo di Marco non è assolutamente una bugia, anzi racconta una drammatica verità. Allora in che modo il burattino è la sua diretta contrapposizione? L’autore decide di accantonare la menzogna e di immergersi nell’analisi dell’ alterità . Marco si sente come Pinocchio perennemente in difetto con gli altri è come se vivesse all’interno di una copia, tanto da assumerne egli stesso le fattezze. Elemento rafforzante in tal senso è la condizione economica precaria della sua famiglia. La verità ricercata da Pinocchio, il protagonista la ritrova nei libri, considerando la letteratura, un viaggio accogliente sul treno dell’uguaglianza perché le storie sono uguali per tutti. A questo punto l’autore inserisce un interessante parallelismo tra il Pinocchio di legno e il ritratto di Dorian Gray perché c’è una sorta di patto invisibile tra il protagonista e il giocattolo. A ogni pena e sopruso subito il dolore va quantomeno condiviso. Il Pinocchio, infatti, è un giocattolo mutilato, con parti del corpo lacerate e rattoppate da chiodi. In questa sospensione vitale il giocattolo è l’emblematica rappresentazione dell’anima martoriata del protagonista che invece esternamente appare perfettamente integra e rigogliosa. Secondo la tradizione tutti gli adolescenti della città prima di diventare grandi devono superare una prova iniziatica, nella cosiddetta Città di mezzo il luogo dove vita e morte si rincontrano dandosi l’atteso bacio d’amante ovvero il cimitero. All’interno delle pagine si percepiscono dei riecheggiamenti dell’opera di Fuhrman. Nel cimitero vive un misterioso custode, la sua identità è celata ma è conosciuto con il nome di Avvinto perché sembra la perfetta incarnazione di un’antica leggenda. Le sue giornate sono scandite dalle passeggiate e bisogni del cane Robinson. Il coro di voci si unisce in un messaggio univoco per quel Venerdì che in questo caso è l’ignaro lettore. La voce dubbiosa ma curiosa dei bambini fa da contraltare a quella della saggezza del custode dopo che la rugiada dei sospiri si muta in amara consapevolezza e unendosi crea un manifesto della civilizzazione affinchè dal brutale codice della violenza non nasca altra violenza, ma sia il germe del puro amore per sé e per altri. Un romanzo viscerale in cui la tensione è mantenuta per tutta la narrazione, si evidenziano inoltre un prologo magistrale e uno stravolgente finale. Riusciranno Marco a Daniele a non cadere preda dello stesso istinto vendicativo di Taddeo nell’opera di Amato? In che modo attueranno la loro rivolta? Nel candore dell’amicizia rivive di un’inaspettata carnalità la fiaba del gigante egoista, le spigolosità del cuore sono sciolte da un atto di gentilezza che dona speranza e fa credere che nonostante gli errori e le cadute, un altro finale sia possibile.

Conclusioni

Un libro necessario balsamo sulle ferite che fa arrabbiare ed emozionare.

Voto

5/5

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