I superflui di Dante Arfelli

I superflui

L’Italia del dopoguerra è livida, stretta nella morsa della miseria e sfiancata dal tumulto della ricostruzione. Luca, un giovane di provincia, va a Roma in cerca di fortuna; ha in tasca due lettere di raccomandazione di altrettanti compaesani, il parroco e il segretario della sezione socialista, con le quali spera di trovare lavoro. Appena scende dal treno incontra Lidia, una prostituta che lo trascina nella pensione della “vecchia”, una vedova indigente quanto e più di loro, dove la ragazza alloggia ed esercita. Inizia così la questua del giovane che, rimbalzato tra notabili e uomini di chiesa, alla fine un lavoro, seppur precario, lo ottiene. Ma l’inadeguatezza non lo abbandona; così come non abbandona Lidia, né Luigi, l’anarchico militante, o Alberto, lo studente di Legge. Davanti ai loro sguardi si staglia l’orizzonte del possibile, che però non si può mai davvero afferrare. Una cricca di sconfitti, irrimediabilmente figli dei loro anni eppure così vicini ai nostri giorni, che guardano il mondo scorrere, a volte pensano di poterlo afferrare, e invece solo ciondolano, persi e insieme intrappolati.

Introduzione

C’è chi dice che scrivere è terapeutico, riuscire a far emergere dall’abisso dell’anima le emozioni per fronteggiarle dal fondo della nostra umana piccolezza. Per fare tutto questo però bisognerebbe riconoscerle ed io non so dare nemmeno una forma, figurarsi un nome. Assegnare un nome alle cose è una fissa ossessiva di chi vive con precisione e catalogazione questa polverizzazione di attimi che qualcuno chiama vita. Qualcosa che ci è stato donato senza essere richiesto e noi abbiamo il dovere morale di farlo fruttare, come il processo evolutivo di un albero o di un fiore. Quello che non dicono è però che talvolta il frutto può diventare acerbo e le conseguenze si pagano eternamente sulla propria pelle. Ho conosciuto diversi preti nella mia vita e una volta in uno dei loro libri trovai scritte le parole di uno, mi colpirono senza capirle pienamente Cercherò di riassumerle per quanto possibile, diceva che il beneficio non va ricambiato, nel mio mondo, però funziona diversamente ricambiare è una forma di cortesia, anzi se non lo fai, sei un ingrato. Sempre quello più avanti diceva che siamo sempre noi a far aumentare il numero degli ingrati e questa è una grande verità. Il prete mi spiegò che si trattava di latino. Valli a capire questi latini con i loro ragionamenti contorti, avrebbero potuto applicarmi dite? Mi è rimasto impresso da allora un aspetto sempre spiegato pazientemente dal prete : Beneficium in latino è un sostantivo neutro. Ecco un punto in comune tra me e i latini. Un particolare infinitesimale che dalla grammatica dei libri si è trasferito in quella della vita, segnandomi profondamente. Sono neutro a chi appartengo a me, agli altri, a una forza superiore? Partendo da uno, sono sicuro che almeno in centomila si stiano ponendo la stessa domanda, in attesa di una risposta che tarda ad arrivare. La lingua italiana inglobando il neutro è come se avesse cancellato me e tutti i miei simili, forse è per questo che fatico a trovare il mio posto. Riecheggiano nella mia mente le immagini della mia infanzia, della maestosità delle campagne e la capacità di sorridere che ho perso per strada. Il passato è il mio rifugio perché nel presente e nel futuro intravede solo macerie. Quando mi consigliarono di andare a Roma, partì con entusiasmo, la immaginavo diversa. Sono ancora una volta concorde con i latini quando definiscono fortuna e destino figli della stessa matrice tanto da convergere nello stesso significato. Da quando sono giunto a Roma di cose, ne sono accadute e non voglio che fuggano via come il tempo della giovinezza. Imprigionato nel mio vagabondare, cerco insistentemente un modo per ringraziare del dono che ho ricevuto. C’è un caldo anomalo, ho bisogno di bere. Uno strano signore mi fissa, mi avvicino, gli chiedo dell’acqua, si dimostra gentile, mi fabbrica entrare in casa. Si chiama Dante Arfelli è uno scrittore ed è in quel momento che decido. Per ringraziarlo del gesto gli affido il mio tesoro più grande: una storia da raccontare. Il mio nome è Luca e quella che tenete tra le mani con i titoli I superflui non è soltanto la mia storia ma anche quella di una generazione.

Aneddoti personali

Ho conosciuto la casa editrice Readerforblind leggendo un articolo di novità libresche scritto dal mio amico Antonello. Mi era incuriosito la sinossi ma quando ho cercato informazioni in rete sul progetto, la curiosità si è tramutata in puro amore. Ho fatto conoscere subito il blog e mi auguro che questo possa segnare l’inizio di una lunga collaborazione. Il progetto prevede la riscoperta di classici italiani e stranieri da sollevare riemergere dalla polvere della dimenticanza. È una casa editrice che tutti i giovani dovrebbero conoscere per provare a colmare un po’ di quelle lacune che si hanno purtroppo nella letteratura novecentesca. Un progetto ammirevole e lodevole e se vorranno in questo blog Valerio e tutto il team troverà una casa pronta ad accogliere le loro storie. Ho cominciato non solo dal primo volume pubblicato ma soprattutto dalla storia che ho fin da subito sentito più vicina alla mia personalità. Devo dire innanzitutto che I superflui non ha disatteso le mie attese, anzi ho apprezzato l’incantevole scrittura che mi ha ipnotizzato fino alla fine, riportandomi indietro nel tempo a quando per sostenere l’esame di letteratura contemporanea, lessi Angelo Fiore e lo amai tantissimo Ho trovato, infatti, tra i due autori diverse similitudini. Adesso v’invito a continuare la lettura con la recensione .

Recensione

Le cose e le persone si apprezzano realmente quando si son perdute nel vasto mare dell’eternità. Nella fiaba di Andersen quella parola rappresentava la risoluzione di un enigma e il risveglio da un incantesimo ma nella vita non è così. Per quello che si perde, non è previsto alcun viaggio sulla Luna, perché in fondo l’esistenza è la palestra delle occasioni e non delle possibilità. In questa visione cinica si cela tutto l’usus scribendi di Arfelli. L’autore crea, infatti, un microcosmo che si caratterizza per la presenza di due realtà sociali contrastanti: la nobiltà e il popolo. Lo stesso dualismo è presente nello stile, poiché tutti i personaggi sono inglobati in un destino sospeso che tuttavia attraverso l’utilizzo pregnante e puntuale della parola traccia la sua annunciata tragicità. I superflui narrati nel titolo non sono soltanto chi mostra una spiccata superficialità ma soprattutto chi non ha un attaccamento tale alla vita da esserne il protagonista. Ogni personaggio è definito come alter ego di se stesso. Sembra, infatti, che gli accadimenti narrati accadano ad altri e non a loro personalmente. La vita costringe questo gruppo di vinti ad assumersi le proprie responsabilità comprendendo a quel punto la miseria umana, l’impoverimento emotivo individuale e collettivo che li circonda . il romanzo è in realtà un’analisi sociologica del dopoguerra e un preciso ritratto di quella generazione Il suo focus in questo caso non è la trama bensì la verosimiglianza. Luca, Lidia, Luigi, Alberto e gli altri personaggi sono soltanto nomi poiché essi sono considerati dall’autore un esempio tipologico che narra gli aspetti socio antropologici della categoria che rappresentano. Tutti si ritrovano davanti allo specchio della verità e hanno paura della loro immagine riflessa. Tutto si svolge a Roma, ma la descrizione della capitale è talmente povera che potrebbe essere ambientata in qualsiasi altra città, Anche se la scelta di Roma non è casuale perché in un libro dove la scrittura procede per simboli, essa rappresenta la metafora della distruzione e della rinascita. Nei diciotto capitoli in cui è diviso il libro, si racconta approfonditamente il viaggio iniziatico che ogni personaggio compie individualmente. Tutti loro sono, infatti, dei punti che se uniti disegnano la carta politica dell’Italia che è raffigurata come una terra arida che non dà la possibilità ai giovani di coltivare i propri sogni. L’autore cita più volte Svizzera e Argentina contestualizzando il discorso, tali mete sono l’oltre irraggiungibile, dove tutto sembra tangibile e possibile. Luca il personaggio maschile principale è un moderno Renzo, con l’eroe manzoniano condivide l’origine provinciale, i ragionamenti privi di ogni sovrastruttura e il viaggio in una grande città Non ha però la sua intraprendenza e spavalderia Il giovane parte lasciando le sue campagne alla ricerca di un lavoro, potendo contare su due lettere di raccomandazione, ma non tutto andrà come previsto, perché anche a Roma ci si trova a fronteggiare lo spettro della precarietà. La sua esistenza s’incrocia con quella di Alberto e Luigi che indicano due modi differenti di opporsi allo Stato, chi attraverso lo studio e chi mediante manifestazioni anarchiche. I personaggi femminili sono la vecchia proprietaria della pensione che ricorda quella di signora Vauquer di Balzac, ma c’è soprattutto la giovane e affascinante Lidia. Con questo personaggio lo scrittore tratta la prostituzione, argomento quasi obbligatorio tra i romanzi ottocenteschi e novecenteschi poiché considerato l’emblema della marginalità che trova nel rapporto che intercorre tra bisogno esistenziale – carnalità e desiderio il culmine del suo dispiegamento. Lidia però a differenza ad esempio di Marguerite Gautier non accetta le marcature, il suo è un sostentamento nell’attesa che soffi il vento del cambiamento, entrambe condividono però un emozionante finale. In conclusione si può affermare che il vero protagonista dei superflui è il tormento, un disagio, un male di vivere che pervade nelle pagine ma di cui non si conosce la forma. Un romanzo che non prevede alcun riscatto, un grande albergo simbolo d’inabitabilità che indica l’impossibilità di trovare un proprio posto nel mondo e la parola come in Angelo Fiore è il mezzo con cui si restituisce agli uomini la dignità. Una storia cruda che trova nel rapporto tra parola e morte l’inaspettato ricongiungimento esistenziale .

Conclusioni

Consiglio a tutti di leggere questo bellissimo classico, una chicca ingiustamente dimenticata che merita di essere riscoperta e amata.

Voto

5/5

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